Come with me

Break the faith, fall from grace, tell me lies, time flies
Close your eyes: come with me

Quando uscì nel 1998 il Godzilla di Roland Emmerich ero ancora una bambola giovane e ingenua. Non ho mai avuto la passione dei dinosauri come accade ai bambini umani, ma sicuramente ho sempre avuto una passione per i mostri, specie quelli grossi e cattivi.
Troppo giovane per capire tutte le metafore che si nascondono dietro alle creature non potevo che apprezzarne la spettacolarità che, ai miei occhi di allora, erano notevoli. Spesso ci dimentichiamo come da bambini basti una marionetta per esaltarci.
Oggi siamo nel 2014 e la CGI ha fatto passi da gigante. Riesce a riprodurre su schermo creature alte cento metri dando loro un aspetto tanto realistico da convincerti che potrebbero esistere. Questo è il sense of wonder.


Non si tratta solo di robot e alieni giganti, ma anche di draghi verosimili di fenomeni atmosferici che non risultano posticci e di scene digitali che a malapena possono essere distinte dalla realtà.
Riguardandoci alle spalle siamo costretti a ricordarci quanto La Cosa di Carpenter fosse inevitabilmente finta, cosa che comunque non ostacolava l'esaltazione per la storia meravigliosa che era costruita intorno a quella creatura. O l'aliante di Iena che in Fuga da New Work cade nel vuoto con i peggiori effetti speciali di sempre.
Da questo punto di vista, il nostro immaginario fantastico si è evoluto tantissimo in due decadi. Al cinema ma anche sul nostro schermo quando video-giochiamo. I filmati della Blizzard da anni sono realizzati con una precisione del dettaglio e una fluidità da far sembrare certi film usciti nelle sale mal realizzati e approssimativi.

Tutto questo è sense of wonder cristalizzato. Non siamo più costretti a immaginarlo, lo vediamo. "The thing that should not be" assume una forma e ci guarda dritti negli occhi. Da questo punto di vista, il film Godzilla del 2014 è impeccabile. Ogni cosa che vediamo è reale, sta accadendo, si passa dal "potrebbe succedere" a "è lì, esiste".
Non intendo fare una recensione del film, non ne sono in grado e non è il mio campo. Apprezzo molto chi sa parlare di cinema perché se ne intende, mi fa lo stesso effetto di quando capito su un blog di appassionati di musica e leggendo le loro parole non capisco quasi un'acca di quello che dicono.
Eppure, ascolto musica e guardo film tutti i giorni, ma non è la stessa cosa.
Mi illudo, in qualche modo, di saper fare nel mondo della letteratura di genere quello che loro fanno invece nel cinema di genere e nella musica di genere. Si tratta di passioni sviscerate fino in fondo, analizzate, scomposte e amate.
Un amore che spesso traspare dai giudizi e dalle capacità non solo critiche ma anche emotive.

In questi giorni ho discusso a lungo su un blog riguardo appunto al Godzilla del 2014, sottolineando degli aspetti che non mi erano piaciuti. Due risposte in particolare si ricollegano al discorso di cui sopra:
Per me a ‘sto giro è molto semplice il discorso: se non v’è piaciuto il film non vi piacciono i film di mostri.
Appena ho letto questa frase non la ritenevo plausibile. Com'è possibile categorizzare in modo così netto? Se non ti piace Il Signore degli Anelli, allora non ti piace il fantasy. Sarà vero, mi sono detta? Era la domanda sbagliata.
E il punto di vista sbagliato.
Hai toccato un tema chiave: l’indulgenza. In fondo una cosa la puoi giustificare o smontare allo stesso identico modo, senza venirne a capo.Per me Pacific Rim è stato così una merda che non ho fatto altro che contare i difetti per tutto il film. Questo Godzilla invece mi ha così preso che, probabilmente, voglio trovare spiegazioni logiche a trovate che sono semplicemente delle mimmate, chi lo sa ? Se però qui se ne discute, io cerco di dire la mia ;o).
Questa è la chiave di volta.
La prima frase diventa chiara alla luce del secondo intervento ed è: se non ti è piaciuto questo film, tu non ami i film di mostri. E sono d'accordo.
Quanto sono stata indulgente io stessa con Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato? Tanto. Con La desolazione di Smaug non mi è riuscito altrettanto, ma il punto di svolta è tutto lì ed è: se non hai sufficiente passione da amare quel genere di film tutti quei punti ambigui che agli occhi di chi ama e conosce questo genere risultano punti di forza, a te invece sembreranno dei difetti.
Ribaltandolo, il concetto si può applicare al genere: a quanti non piace il fantasy perché la magia è troppo potente? Vaga, indefinita, risolve tutto e sembra un deus-ex machina continuo? La magia è il deus ex-machina per eccellenza.
Possiamo sforzarci di giustificarla in tutte le maniere, di spiegarla, di trovare un approccio che sia un ponte anche per chi non è disposto a sospendere la sua incredulità perché non ama il fantasy. Ed è esattamente quello gli appassionati fanno da anni.
Ed è esattamente quello che succede quando nel film il protagonista guarda negli occhi il mostro. Una scena che per chi non ama i film di mostri risulta ridicola, ma che invece per chi ama i film di mostri diventa simbolica e significativa.
Non si tratta di sense of wonder. Si tratta di passione o meno.

Non esiste abbastanza amore per giustificare questo
Non sono vere e proprie giustificazioni, è, come detto sopra, indulgenza. Non è universale e non è definita, non riguarda affatto i gusti personali ma, come molti altri aspetti, riguarda ciò che siamo e che abbiamo vissuto. Un libro horror che vada a toccare le corde delle proprie fobie risulterà molto più spaventoso di quanto non lo sarebbe per qualcuno che invece quelle fobie non le ha.
Non potrei mai capire il panico di un aracnofobico in una scena in cui Shelob imbozzola Frodo, perché è un ragno gigante... e allora? Perché dovrebbe spaventarmi?
Visto sotto quest'ottica capisco e condivido l'entusiasmo della recensione  che afferma che questo film sia una pietra miliare di un genere, che sia la svolta verso un cinema di genere molto diverso e migliore. Un genere che, purtroppo, non mi appartiene. Non mi esalta vedere un lucertolone che abbatte palazzi, non quanto mi esalterebbe un drago fare macerie di un castello.
E capisco la lotta di chi difende Gojira e il suo messaggio di fondo contro il nucleare e l'impotenza dell'uomo di fronte alle conseguenze di ciò che lui stesso involontariamente ha causato, perché è esattamente la battaglia che conduciamo noi tutti i giorni verso chi dice: ma il drago a cosa serve? Ma lo sai che un drago non potrebbe volare?

Questo lo capisco. Capisco un po' meno invece dover difendere a spada tratta qualsiasi cosa. Il secondo film della trilogia de Lo Hobbit è inqualificabile, non si può davvero trovare un modo di difenderlo, nemmeno per chi come me ha davvero apprezzato persino il primo.
Uno dei punti più dibattuti è la famosa bomba citata nel film di Godzilla ora nelle sale (tranquilli,  niente spoiler), una bomba in ogni caso che viene utilizzata per combattere appunto i Kaiju coinvolti e che secondo i militari sarebbe molto più potente di quelle utilizzate per i test nucleari del '54. Secondo gli esperti, sarebbe da interpretare come un'ulteriore metafora di quanto l'umanità sia dipendente dal nucleare e ne sia così accecata da usarla persino contro un mostro che si nutre di radiazioni. Un piano assurdo quindi, talmente assurdo che sottolinea ancora una volta la folle corsa umana nella distruzione inconsapevole del pianeta.
Sono d'accordo su questo punto. Quando l'esercito decide di utilizzare quell'ordigno non c'è nessuno di scettico, se non gli scienziati che giustamente affermano che sia una pazzia. Non è questione di sense of wonder: non c'è meraviglia nel fatto che esista una bomba così grossa, né nel fatto che venga utilizzata. Qui la sospensione dell'incredulità non c'entra niente: decidono di attuare un piano stupido e infatti va stupidamente com'era ovvio.
La discriminante avviene dopo. E da qui iniziano gli spoiler.

La bomba esplode, a una distanza imprecisata dalla città. Godzilla, fino ad allora spiaggiato come un cetaceo alla deriva, si rialza. La famosa bomba, utilizzata per distruggerlo, lo riporta invece in vita. Ancora una volta l'umanità alimenta i suoi mostri anziché distruggerli.
Il discorso ha senso? Certo che ce l'ha.
Sia a un livello metaforico che logico. Non sono concetti di immediata comprensione, perché non c'è, per fortuna, nessuno che li spieghi duranti il film. Godzilla del 2014 è un film complesso e che necessita di tutta una conoscenza pregressa per capirne davvero le implicazioni.
A posteriori e alla luce di tutti coloro che mi hanno aiutato ad arrivare a queste conclusioni sono però certa di una cosa: così come io non ci ero arrivata immediatamente, non ci sono arrivati molti altri. Molti altri che anziché rispondermi con queste parole hanno preferito dirmi che non sapevo più meravigliarmi. Che siamo stati rovinati da Hishe e Honest Trailers.

Queste sono le prime persone che non hanno le armi per difendere ciò che gradiscono e, in definitiva, sono persuasa che non capiscano neanche loro ciò che apprezzano così come non l'avevo capito io.
Io, invece, sono contenta di aver rivalutato le soluzioni logiche del film, un film che ho apprezzato sia per la colonna sonora che per le inquadrature (ma vi ricordo che non sono esperta né di musica né di regia, quindi sono mere impressioni personali fortuitamente confermate da chi ne sa qualcosa), l'impianto narrativo continua ad avere qualcosa che scricchiola. Il fatto che i mostri sembrino inseguire il protagonista denota una quantità di sfiga un po' troppo grande ma è un peccato veniale per chi ami i film di mostri.
Non è forse un peccato veniale che le aquile non portino l'anello al Monte Fato?

A lui è meglio perdonare qualsiasi cosa
Samuel Taylor Coleridge, pioniere del concetto stesso, parlava di...
«... venne accettato, che i miei sforzi dovevano indirizzarsi a persone e personaggi sovrannaturali, o anche romanzati, ed a trasferire dalla nostra intima natura un interesse umano e una parvenza di verità sufficiente a procurare per queste ombre dell'immaginazione quella volontaria sospensione del dubbio momentanea, che costituisce la fede poetica.»
Samuel Taylor Coleridge, Biographia literaria 
... fede.
Quanto siamo disposti ad avere fede? Quanto siamo disposti a cedere perché le maglie della realtà si allentino e dove arriva il confine verso lo scoglio inevitabile della razionalità?
Il pubblico accetta le limitazioni nella storia presentata, sacrificando realismo e occasionalmente logica e credibilità per il bene del divertimento. J. R. R. Tolkien sfida questo concetto nel suo saggio On Fairy-Stories, scegliendo invece il paradigma della subcreazione.
La sospensione dell'incredulità è una componente essenziale del teatro, dell'opera lirica e del musical, dove lo spettatore non ha alcun problema ad accettare comportamenti innaturali che spesso sono necessari alla fruizione dell'opera stessa (come ad esempio il fatto che i personaggi, entrando in scena, si dispongano in una fila orizzontale per essere visibili dal pubblico). È anche un ingrediente fondamentale per le opere fantasy e di fantascienza, in cui il fruitore - in nome del sense of wonder - accetta l'esistenza di esseri, poteri soprannaturali o tecnologie inesistenti nel mondo reale e che spesso sono contrari a princìpi scientifici già noti (il superamento della velocità della luce, la gravità artificiale, le esplosioni udibili nello spazio) o alla semplice logica (come il fatto che diverse razze extraterrestri abbiano un aspetto antropomorfo e parlino tutte la stessa lingua). L'importante è che tali "violazioni" avvengano all'interno di determinati canoni e che non risultino incoerenti tra di loro. Ad esempio, se in un film di fantascienza ambientato sulla Terra è accettabile la presenza di extraterrestri in grado di volare o comunicare telepaticamente, difficilmente il pubblico troverà coerente il fatto che anche i terrestri possano presentare poteri simili (in quanto il canone di questi film, solitamente, prevede che la natura degli esseri umani sia identica a quella reale).
La sospensione del dubbio non implica la soppressione totale della logica e della coerenza, ma un loro adattamento in base al tipo di opera a cui va applicata. In alcune situazioni la spettacolarità di alcune scene è spesso subordinata alla loro scarsa credibilità. È il caso, ad esempio, delle scene d'azione in cui l'eroe protagonista riesce a sconfiggere un'intera squadra di avversari che, pur essendo adeguatamente armata e addestrata, soccombe senza mai riuscire a colpirlo. Vi possono essere situazioni in cui la sospensione dell'incredulità si rende necessaria per poter accettare soluzioni cinematografiche che, a loro volta, nascono da esigenze tecniche. Un esempio frequente è quello per cui i finestrini anteriori delle auto vengono tenuti costantemente abbassati per evitare che il vetro rifletta la luce o addirittura la troupe che sta filmando la scena, anche se questo implica che l'auto rimanga aperta anche durante i parcheggi o in pieno inverno. Tuttavia, l'abuso costante della sospensione può portare alla creazione di cliché che, sebbene siano spesso funzionali all'opera, spesso ne diventano un indice di bassa qualità, essendo oggetto di ironia e parodia.
Wikipedia prende in considerazione anche l'ambito cinematografico e parla di spettacolarità.
Quindi è bene far sì che la sospensione d'incredulità sia effettivamente finalizzata a stupire lo spettatore, non strumentalizzata per giustificare falle logiche incoerenti internamente al film. Lo stesso vale per un libro e, anzi, vale al cubo: in un libro è molto più facile accorgersi delle incoerenze. Perché mentre uno spettatore al cinema non può tornare indietro nel filmato, nel libro può risalire al punto in cui ha letto le affermazioni precedenti in ogni momento.
Non ha alcuna immagine da osservare che possa costituire di per sé sense of wonder con la sua spettacolarità. Va costruito con le parole, con i concetti, le immagini devono essere evocate come hanno sempre fatto gli storyteller. Non è facile, così come non dev'essere facile realizzare in computer grafica una creatura di cento metri che non risulti appiccicata sul fondo con un chewing gum masticato.

In definitiva, io non credo di aver perso il mio sense of wonder. Io credo, e lo credo fermamente, che ognuno di noi riponga la sua fede negli dèi che preferisce. E il mio, mi dispiace, non è Godzilla.

Sigla.




Ashes to ashes

Ashes to ashes, dust to dust when the life clock strikes You will obey. Time isn't here to stay

Ali della compensazione o basse montagne?
Gironzolando per la rete a tempo perso, mi sono imbattuta in un sito che contiene una notevole quantità di anteprime. Una di queste mi ha colpito in particolare, perché scritto da qualcuna che si chiama Giulia Cavalieri d'Oro. Considerando che è il cognome più bello del globo terracqueo e che sulla copertina c'è un drago e che il tutto è edito da 0111 edizioni mi sono fatta coraggio.
Madornale errore.

I primi quattro capitoli, ben quarantadue pagine, sono il chiaro esempio di come questo testo non abbia visto un editor neanche con il binocolo. E non sto parlando solamente dei vari refusi disseminati nel testo, ma soprattutto degli errori logici e delle sviste ben più numerosi.
Non ci credete? Bene, iniziamo.

L'anteprima la potete leggere qui.
«C'era una volta una principessa bellissima, con lunghi capelli dorati e limpidi occhi azzurri, futura erede al trono del suo regno. Ma un giorno una strega cattiva la rapì, e per imprigionarla in un castello enorme, tutto nero...»
«Perché la rapisce?!» chiese prontamente la piccola Layla, sdraiata nel suo letto a baldacchino e avvolta da coperte color dell'oro con ricamate rose bianche
«Perché la strega era cattiva e invidiosa, voleva il regno tutto per sé. Così decise che l'unico modo per impossessarsene era quello di sbarazzarsi della giovane principessa. La rinchiuse in un oscuro castello isolato dal resto del mondo, con a guardia una creatura demoniaca, un enorme drago nero con gli occhi del colore del fuoco! E proprio fuoco sputava la creatura dalle sue fauci!»
Layla inorridì.
«Mah²... esistono davvero i draghi, padre?»
«No Layla, stai tranquilla.»«E cosa succede alla principessa? Il drago se la mangia?»
«No.» continuò paziente il re «Lei rimane chiusa nel castello ad aspettare che il suo principe venga a salvarla.»
La piccola fece una smorfia.
«Perché aspettare? Perché non fuggire?»
«Perché le principesse aspettano sempre che il proprio principe vada a salvarle.»
Layla annuì, nascondendo le mani fredde sotto alle coperte rosa del letto. Non era sicura di aver capito bene, ma non aveva voglia di stare a discutere.
Come vedete, c'è già più di un errore in queste prime righe del prologo.
Le coperte passano da bianche con rose d'oro a rosa nel giro di pochi paragrafi, la bambina è prima avvolta dalle coperte e sdraiata ma poi sente l'esigenza di sdraiarsi di nuovo nella pagina dopo senza mai essersi alzata, l'interiezione "mah" (punto due) viene utilizzato al posto del più corretto "ma" che ci si aspetta da una bambina terrorizzata e non certo scettica.
Una pagina del genere non può essere stata veramente corretta da un editor. Non ha il minimo senso.

Capitolo I
(Steamdoll)

Nel primo capitolo la protagonista, ovvero la bambina del prologo ormai cresciuta, scappa dal castello in fiamme senza che ci sia dato sapere come faccia a essere l'unica della famiglia reale sfuggita al massacro. Sta correndo via da "uomini che l'avevano inseguita per ore" (pagina 13) eppure i suoi inseguitori, a cavallo, non sono ancora riusciti ad agguantarla. Lei si addentra nella foresta di Lohorem che, a quanto pare, dev'essere vicina al castello lasciato e, correndo, succede la tragedia:
Esausta e non ancora tranquilla, Layla si impose di alzarsi e avanzò a rilento, scoprendo di avere una caviglia slogata e un piede scalzo; doveva aver perso la scarpetta rosa nella foresta, presa com'era a cercare di mettersi in salvo.
Qui, a pagina 11, ho avuto la matematica certezza che questo sia il primo medieval chick-lit in cui mi imbatto. Avrei dovuto intuire qualcosa con il re che narra le favole in prima persona come se fossimo in Shrek o in Once Upon a Time, ma ammetto che mi ha comunque colpito a freddo. Mai come lo ha fatto, però, questo paragrafo:
Layla afferrò più saldamente l'orlo dell'ampia gonna che indossava, in modo che non l'intralciasse; ma poi si bloccò di colpo, trovandosi inaspettatamente dinnanzi a un alto cancello nero.
Era confusa; chi mai aveva costruito un cancello proprio lì? E poi, per quale motivo?
Alle sue spalle, sei uomini a cavallo non tardarono a raggiungerla, ghignando. Erano tutti armati di spade o lance.
Senza pensarci due volte, Layla ad arrampicarsi sul cancello, procurandosi qualche taglio sulle mani e strappando in più punti l'ingombrante abito che indossava. un uomo scese da cavallo, estrasse la propria spada dal fodero e provò a colpire la principessa, ma fortunatamente uno dei suoi compagni lo fermò.
Al di là della ridondanza di estrarre una spada dal fodero (da dove altro avrebbe dovuto estrarla? Non suggerite), così come prima specificare le coperte "del letto", la principessina stava correndo con le scarpette rosa e l'abito ingombrante, riuscendo comunque a tenere a distanza sei uomini a cavallo. A chi appartenevano quelle scarpette magiche, alla strega dell'Est?
Sta piovendo da ore e in queste condizioni lei riesce comunque ad arrampicarsi sul cancello. I sei non la seguono e lei stessa se ne stupisce, infatti:
Rimase ancora qualche minuto seduta malamente per riprendere fiato, con la milza dolente e i brividi, chiedendosi perché quegli uomini non l'avessero seguita oltre al cancello. Di cosa avevano paura? Se ci era riuscita lei che non si era mai arrampicata da nessuna parte prima di quel momento...
Ragioniamo per un attimo sull'idiozia di mettere un cancello lungo tutta la foresta? Da parte a parte per delimitare, come veniamo a scoprire, un intero regno? Altro che confini geografici! Un buon cancello è una soluzione per tutto.

L'invalicabile frontiera del fantasy
E veniamo a quel punto che denominerei up&down.
Così come nel prologo si è sdraiata due volte, da grande la nostra Layla non perde l'abitudine di non sapere in che posizione si trovi.
La grotta era piuttosto bassa e stretta, ma non le importava. Si lasciò scivolare lungo una parete rocciosa e finalmente poté rilassare i muscoli del corpo e prendere fiato; le sembrava di non respirare da una vita.
[...] Con il cuore che batteva all'impazzata, la principessa si svegliò scattando in piedi dallo spavento, per poi ricadere subito dopo a causa di un capogiro.
[...] Le lacrime continuarono a scendere lungo le sue guance; pianse per la sua famiglia, per la servitù del castello, per se stessa... ma poi un improvviso calore la fece sussultare e scattare sull'attenti.
[...] Timidamente Layla indietreggiò stando attenda a non compiere gesti bruschi; la creatura la spaventava, sì, ma la spaventava ancora di più il fatto che se il cucciolo era lì, i suoi genitori non dovevano essere troppo lontani.[...] Sconcertata cercò di rimettersi in piedi, ma il piccolo le si avvicinò e le prese l'orlo del logoro vestito tra i denti. Perplessa, Layla afferrò saldamente la gonna e tirò verso di sé per staccare il mostro ma, con suo sgomento, la gonna si strappò.
[...] Mentalmente esausta, si lasciò ricadere per terra contro la parete rocciosa, ma non appena le ginocchia ebbero toccato il freddo suolo si lasciò sfuggire un gemito di dolore.
[...] Con il cuore in gola scattò in piedi, e ignorando il dolore fisico corse fuori da quel buco infernale.
Su e giù, su e giù. Povere ginocchia, in effetti, certo che erano doloranti, come avrebbero potuto non esserlo? Il tutto nel giro di due sole pagine e, come potete vedere, a un certo punto tenta di rimettersi in piedi quando è già in piedi o di lasciarsi cadere quando è già svenuta.
E l'editor dov'è? Come ha fatto a non notare una cosa simile? Perché mai dovrei fidarmi della 0111 Edizioni con queste premesse?
La scena racconta dell'incontro della protagonista con un cucciolo di drago, con cui la protagonista ha una curiosa empatia: riesce a capire quando è triste, quando non è pericoloso, che i genitori sono nelle vicinanze. Insomma, una vera e propria esperta di draghi, nonostante:
Sì, perché dinnanzi a lei vi era una creatura che anni prima, quando era bambina, l'aveva perseguitata nei suoi sogni, nei suoi incubi, facendola svegliare di notte.
Vi farà piacere sapere che ci sono anche nuovi colori, in questo primo capitolo, precisamente il bianco scuro (?) della grandine. Il rosa confetto dell'abito invece esiste, lo trovo semplicemente del tutto inadeguato.
I due refusi sono invece: quanto al posto di quando a pagina 12 ("La principessa sospirò, e per la prima volta da quanto era fuggita notò la condensa fuoriuscire dalle sue labbra.") e instante al posto di istante a pagina 13 ("E, per quanto ne sapeva lei, in quel preciso instante potevano anche non esistere più.").
La chiusura del capitolo è adeguata a tutto ciò che l'ha preceduta:
Il cancello era sempre più vicino, presto sarebbe stata salva, ma senza preavviso svenne, afflosciandosi di colpo al suolo bagnato e fangoso.
Capitolo II
(Doc)

Sadly, coming soon.

Capitolo III
(Steamdoll)

Si inizia subito nel migliore dei modi:
La mattina seguente fu la luce del sole a svegliare Layla."Avrei dovuto tirare le tende..."Attese ancora qualche minuto distesa sul comodo letto, infine chiamò l'ancella tramite un campanellino. Adrya arrivò subito, portando tra le braccia una pila di abiti puliti.
E fin qui, campanellino vittoriano a parte che è più adatto a una villa rinascimentale che a un castello medievale, non c'è nulla di male giusto? Peccato che una riga dopo:
«Li ho fatti confezionare per voi, spero siano di vostro gradimento.»Layla esaminò gli abiti e si dichiarò entusiasta, complimentandosi per la velocità del lavoro e dell'ottima qualità dei tessuti utilizzati.
Posso credere al fatto che vengano confezionati senza prenderle le misure, visto che non saranno di certo gli abiti aderenti delle principesse Disney (anche se...), ma che siano stati fatti in uno o due giorni un po' meno. Quante sarte hanno messo al lavoro per fare una pila di abiti? Non uno o due, ma una pila intera! Almeno sei o sette abiti, quindi, tra l'altro confezionati a regola d'arte.
Considerando che il "regno" in cui si trova è uno sputo le sarte saranno tutte lì, ma hanno davvero fermato la loro attività solo per fare gli abiti della principessa straniera? Qui entra il solito discorso della sospensione dell'incredulità, già dibattuto da me in questi giorni nei commenti al nuovo film di Godzilla, concetto a cui dedicherò un articolo a parte.
È possibile che tutto ciò avvenga? Sì certo. Per quanto ne so potrebbero avere un esercito di cento sarti che facciano cento abiti nel giro di un giorno. È probabile nel contesto presentato? Non molto.
Ed è qui che la sospensione d'incredulità stride. Siamo disposti ad accettare ologrammi interattivi in un mondo tecnologicamente avanzato, ma se il libro invece è ambientato nel 1800 ci vorranno salti mortali per renderne coerente l'esistenza. Questo caso è analogo: il regno, come ci viene presentato più avanti, è povero, è piccolo, è altamente improbabile che in un giorno qualcuno riesca a produrre una pila di vestiti con tessuti di ottima qualità.
«È tutto perfetto, grazie.»E così le sembrava. Quella mattina si era destata di buon umore e, nonostante la tragedia vissuta, aveva solo voglia di andare avanti.
Ecco. Questo personaggio mi lascia molto perplessa: hanno distrutto il tuo regno e ammazzato i tuoi genitori due giorni prima e tu sei già pronta ad andare avanti solo perché hai trovato un altro re che ti dia abiti di ottima qualità?
Magari non è così. Magari invece è opera di magia o la drogano a colazione quindi a lei sembra tutto perfetto. Ne dubito fortemente, però: temo sia semplicemente una pessima caratterizzazione.
Ian invita Layla a un giro della città, per distrarla suppongo dal forte dolore che dovrebbe provare al momento ignaro poverino che lei se ne sia già fatta una ragione. Così salgono, lui su un cavallo bianco (!) e lei su una "giumenta dal manto palomino" e vanno al mercato. Da quel che ci è dato intuire, senza alcun genere di scorta.
«Oggi è giorno di mercato.» annunciò Ian.«Mi piacciono le bancarelle» rispose Layla, facendo procedere la giumenta accanto al cavallo di Ian.Appena superato il cortile varcarono un imponente cancello nero per giungere direttamente in città. La ragazza notò subito che la capitale di Ilyriam era più piccola e più povera di quella di Rosyhvit; lo capì dai banchi di legno dei mercati, vicinissimi tra loro, dagli abiti poveri degli abitanti, dalla tristezza che si avvertiva. Con sgomento, non vide neanche un saltimbanco.«Ian...» mormorò Layla.«Sì, Ilyriam non è prospera come gli altri regni, ma non siamo messi poi così male. Elyiss è peggio» disse lui senza guardare direttamente la principessa «come potremmo stare meglio, dopo che tutti gli altri regni ci hanno esclusi dagli scambi commerciali?»
Allora, solitamente in epoche arretrate come nel medioevo il mercato era quotidiano, non una volta la settimana come lo conosciamo noi. Ma poniamo che l'embargo posto al regno non consenta di avere abbastanza merci da poterle vendere quotidianamente, cosa che, comunque, per estensione farebbe pensare che non solo non siano ricchi ma stiano proprio morendo di fame e questo renderebbe ancora più assurdo concentrare i propri sforzi nel fare una pila di abiti in due giorni per un'ospite.
Poniamo che sia così. Lui non ho inteso come faccia a sapere cosa lei stia per dire, l'assenza di saltimbanchi potrebbe benissimo tra l'altro essere giustificati dagli usi e costumi molto diversi del luogo, come ribadito più volte.
L'indice di povertà la protagonista lo ricava dalla tristezza che si avverte e per quanto sia un concetto astratto posso farmi convincere, ma dai banchi vicini tra loro? immagino che se c'è meno spazio invece che accatastare i banchi li dispongano semplicemente in maniera diversa. E poi: quanti banchi ci saranno per un regno che non ha risorse da commerciare?

Segue dialogo che ci informa che i regni di Elyiss e Ilyriam presto diverranno un'unica entità potentissima, che non ho idea di cosa voglia dire visto che sono due regni con le pezze al culo a quanto pare ma chissà, potentissima non vuol dire ricchissima. In fondo hanno i draghi. Siparietto in cui si parla della futura sposa del fratello maggiore di Ian, Axel, colui che ha salvato Layla da morte certa prima tramortendola e poi chiamando aiuto. O forse portandola via a dorso di drago, come si intuisce dato che prima di svenire ha sentito uno sbattere di ali.
Vari accenni sui draghi e sul fatto che la magia sia una conseguenza della loro presenza e si passa a Layla che vede una bancarella di selle per draghi. Il che farebbe pensare che esistano una moltitudine di cavalieri del drago, invece si viene a scoprire che di cavaliere ce n'è solo uno ed è proprio Axel. Deve fare una vita difficile quel mercante, visto che può vendere una sola sella quando la precedente si logora.

Ian regala un giglio bianco a Layla e le spiega che a Eyliss invece cavalcano grifoni. Creature volanti che nessuno ha visto sul regno di Layla neanche una volta, anche loro rispettano l'embargo? Temono le catapulte o gli arcieri? Sicuramente saranno stati intravisti dato il nascere delle leggende in merito, ma come riescono a tenerli fuori da quel territorio?
Leggono un libro sui draghi che fa capire a Layla di cosa si tratti più nel dettaglio e il capitolo si conclude.
Le mie conclusioni: la prosa di Giulia Cavalieri d'Oro è abbastanza piacevole da leggere, i dettagli che fornisce sono sufficientemente precisi da creare un'immagine di quello che vuole comunicare. Tuttavia i refusi, le sviste, alcune scelte assurde come quella del cancello in mezzo alla foresta fanno capire che ci sarebbe bisogno di un massiccio lavoro di editing per renderlo un buon romanzo. Ora è sicuramente godibile, ma il tutto si ferma qui.


Capitolo IV
(Doc)

Madly, coming soon.

Number One

We are sending you a challenge it's very clear, we came to win that is why we are here

Qui nel maniero ottocentesco in cui si trova il laboratorio del Dottore stiamo cercando di sopravvivere alla lettura di Assault Fairies (non è facile, dovreste apprezzare lo sforzo) ma vi assicuro che qualche iniezione di adrenalina dritta nel cuore è riuscita a riportare dalla morte il mio creatore.
In attesa dei seguaci della Gambera con torce e forconi, però, meglio ricordare sempre la validità dei suoi manuali di scrittura, così come è meglio ricordare che non sono dogmi. Sono consigli.
Non siate troppo rigidi con voi stessi, altrimenti finirete per scrivere anche voi qualcosa di simile a lei. Se è nelle vostre aspirazioni avanti tutta, altrimenti ricordatevi che esistono molti altri manuali e autori a cui ispirarsi.

Non sono qui per fare l'ennesimo topic con consigli di scrittura (c'è chi sa farlo meglio di me), ma per lamentarmi invece del mondo degli scrittori; la visione romantica per cui lo scrittore esordiente è migliore dello scribacchino affermato perché ci mette più cuore per me è sparita dai radar da tempo.
Così come ci sono effettivamente esordienti appassionati di scrittura e letteratura, c'è anche una marea di persone che invece scrive per altre motivazioni. Per affrontare questo viaggio nella palude di IoScrittore avrò bisogno di un supporto felino.



Gli Otto Motivi per cui mi dissocio da certi Esordienti

I. Molti scrittori esordienti sono (o si ritengono?) geni incompresi
Così, a una frase come questa cosa rispondiamo?
Fabiana Vesco Ciao,adesso posso uscire allo scoperto sono TECLY WENDER,l'autrice di LEGAMI D'AMORE. mi rivolgo a voi che mi avete valutato e giudicato senza capire e porsi per attimo un perchè. ho letto tutti i vostri commenti e posso dirvi con molto orgoglio che non avete letto una storia scritta per partecipare a un concorso, ma una storia vera,vissuta,amata,odiata e finita ma che poteva vivere diventando uno fra i tanti. sono ugualmente fiera di me,perchè ho avuto coraggio e la forza di scrivere senza riserve. LEGAMI D'AMORE è stata la mia vita,non era un romanzo.F.V.



Al di là che non comprendo perché una scrittrice debba smettere di utilizzare la giusta digitazione di "perché" solo per via del fatto di trovarsi su Facebook, visto che teoricamente dovrebbe amare la lingua italiana secondo lo stereotipo romantico dell'esordiente, in ogni caso questa è la risposta al non essere nella rosa dei trecento semifinalisti.
La domanda sorge spontanea: se non è una storia adatta a un concorso, perché inviarcela? E perché essere orgogliosi di avere il coraggio (?) e la forza (?) di scrivere un'autobiografia?
Non trovo alcun senso logico, ma forse voi umani avete un senso dell'umorismo che non comprendo ancora appieno. Sono sicura che sia uno scherzo; non può essere realtà. Anche se continua con...
Fabiana Vesco prima o poi ne sentirete parlare,ma questa volta con il mio nome,grazie cmq!:)
Insomma, è proprio un capolavoro, sono gli altri che non hanno capito nulla.
La risposta però è degna di menzione:
Pier Felice Ercoli Ciao Fabiana, io sono uno di quelli che ha commentato il tuo incipit. Gabriel Shine. E' stato il più "doloroso" tra quelli che mi hanno assegnato. Mi spiace che pensi che non ci siamo posti per un attimo un perché. Io l'ho fatto ma credo anche di aver fatto il mio dovere: giudicare quello che doveva essere l'incipit di un romanzo. L'ho fatto al meglio delle mie (limitate) possibilità. Ciò che ti auguro, a questo punto, è che la tua vita sia più serena possibile. Detto questo mi pongo la domanda: tornassi indietro riformulerei lo stesso giudizio? Sì, senza dubbio; soprattutto se l'elaborato è inviato per un concorso di scrittura creativa. E' la location che a volte fa la differenza. Se tu avessi narrato la storia della tua vita in un blog, la valutazione sarebbe stata differente. Con deferenza, Piero.
Scritto in un italiano corretto, con rispetto e con notevole delicatezza. Se questi sono i lettori che Fabiana ha avuto, a mio parere dovrebbe esserne grata, da quanto si intuisce non sono tutti così educati ed è ovvio che sia così visto che i partecipanti al torneo sono una parte di ciò che compone la nostra realtà quotidiana. Non sono tutti simpatici, dopotutto, no? Né obiettivi, giusti e sinceri. La risposta? Prego:
Fabiana Vesco il tuo dovere...mi hanno assegnato....se tornassi indietro...ma chi ti credi di essere??non siamo ne in un aula da tribunale ne al banco degli imputati. se è stato doloroso,allora qualcosa ti è rimasto,ed è quello che volevo!colpire il lettore con una storia e non con una favola!!! la vita mi ha insegnato a vivere e non a sognare!
II. Molti scrittori esordienti sostengono il buonismo di Lara Manni
La Dottoressa Lipperini e Miss Manni ci ha dato già prova delle sue strategie. Citando il Duca:
Lara Manni, oltre a detestare l’ironia, criticava le recensioni e i commenti che non cercassero di tirare fuori in tutti i modi anche aspetti positivi, anzi, meglio tacere su quelli negativi o nel caso dire in modo chiaro che non erano errori, ma limiti del proprio gusto… e altre stupidaggini simili, il tutto in nome di un presunto scambio di opinioni utile a entrambi.
Insomma, se non si ha qualcosa di buono da dire, meglio tacere. Inoltre, in una scala da 1 a 10 non si deve considerare di andare sotto il voto 5, per non offendere la "sensibilità" degli aspiranti scrittori, poverini. A casa mia, se si esclude qualsiasi voto sotto il 5 non si va neanche sopra il 7. Invece no: gli 8 e i 10, anche se regalati, sono un'ottima cosa, le stroncature sono un'espressione di frustrazione e quant'altro. I soliti discorsi, ma posti nella maniera peggiore possibile:
Stefania Intelisano Salve a tutti!Premesso che so' de coccio e per la seconda volta mi imbatto in questa corrida simile alla trasmissione del nostro Corrado, mancano i fischi e le campanelle per mandare a f. c. i concorrenti. E passi che il mio romanzo non sia piaciuto perché non va a genio il mio argomento considerato banale, volendo addirittura cambiarlo in toto. MA NON POSSO ACCETTARE GIUDIZI GRATUITI ED OFFENSIVI LUNGI DALL' ESSERE CONSIGLI DI SCRITTURA DA PARTE DI CHI SI ERGE DA SAPUTELLO E PROFONDO CONOSCITORE DELLA LETTERATURA ITALIANA, USANDO IL VOTO COME ARMA DISTRUTTIVA. ACCANIMENTO DA PARTE DI GENTE INCOMPETENTE CHE SI ERGE A SCRITTORE, MENTRE IO HO VOLUTO SEMPLICEMENTE SPERIMENTARE LA MIA VOGLIA DI METTERMI ALLA PROVA . NEL DARE I MIEI GIUDIZI, NON MI SONO PERMESSA COMUNQUE DI METTERE VOTI AL DI SOTTO DEL CINQUE, PERCHE' VA PREMIATO L'IMPEGNO DI OGNUNO DI NOI. SE DEVO RIPARTECIPARE PER FARMI SPUTTANARE NUOVAMENTE, ALLORA MI RIVOLGO DIRETTAMENTE AD UN CORRETTORE DI BOZZE CHE FA IL SUO LAVORO CON ONESTA' E DISINTERESSATAMENTE. ORA HO CAPITO COSA VUOL DIRE QUESTO PSEUDO CONCORSO, UN'EMERITA PRESA PER I FONDELLI. Ci tengo però a ringraziare coloro che mi hanno dato giudizi sensati e positivi, non posso fare di tutta l'erba un fascio, me ne riguarderei. Grazie.

Accanimento, democrazia letteraria, concetto spesso propugnato dalla casa editrice a pagamento Albatros Il Filo per giustificare il fatto che pubblichino chiunque elargisca loro gentilmente qualche migliaio di euro, concetto per cui tutti devono essere premiati se scrivono (l'importante è partecipare, dopotutto, no? Anche nelle Olimpiadi dovremmo informare i giudici di non andare sotto determinati voti, l'impegno degli atleti non lo calcolano? Retrogradi!), offese varie al concorso perché non è tra i semifinalisti.
Un chiaro esempio di come prenderla sportivamente.
Mi sono permessa di rispondere, ma non l'avessi mai fatto:
Maddalena De Medici (Steamdoll) Non sono d'accordo. Si deve essere obiettivi: né buonisti, né distruttivi. Come in tutte le cose ci vuole equilibrio e se un testo merita meno di 5, si deve dare il voto che si ritiene più giusto. Così come non è obiettivo chi lo dà per partito preso, non lo è nemmeno chi dà il 6 politico per premiare "la voglia di partecipare". È pur sempre un concorso. Tra l'altro, non c'è bisogno del caps lock, riusciamo a leggere tranquillamente anche senza. Secondo la netiquette di internet, equivale a gridare.
Esther Pellegrini Concordo con Maddalena: i voti argomentati seriamente, hanno un senso. I voti bassi dati per cattiveria, sono un'altra cosa. E comunque non si "premia" col 5 uno scrittore perché ha scritto "Cipolle argute". Se il testo è scritto male e non ha trama, l'autore deve anche aprire gli occhi e crescere. Si chiama "critica".
Elise Phelps Si deve essere oggettivi nei giudizi ed evitare critiche personali del tipo "cambia mestiere"(me lo sono beccato tra i giudizi) , una storia può non piacere ad alcuni, ma altri potranno apprezzarla in seguito. Non mollare! Io continuo a provarci.
Stefania Intelisano Ascolta bella Maddalena dei miei stivali, se si è in un concorso non siamo alla corrida dove ci si deve necessariamente scannare. In quanto al caps lock, bella de mamma IO SONO LIBERA di scrivere come mi aggrata!!!!! Evidentemente TU sei una di quelli che si ergono a saputelli sentendosi importanti se si dà un giudiuzio anzi una pseudo cazziata-critica !! Tesoro della zia, le critiche NON sono incoraggianti o forse ti senti una maestruncola miss sotuttoioenessuno lo sa? Dai, vinci il torneo autrice di best seller.
Maddalena De Medici Ed evidentemente tu sei una persona che tiene dei toni che nessuno ha tenuto con te. Non c'è bisogno che io commenti, direi che la tua risposta si commenti da sola. Greetings.
La signora (o signorina) ha poi corretto il tiro chiedendomi se la vedessi arrabbiata e dicendomi che l'avevo scambiata per un'esaltata. No, io la considero semplicemente una persona poco abituata a utilizzare internet per il confronto, più con ingenuità che con rabbia. Quando si partecipa a qualsiasi concorso si deve mettere in conto che si potrebbero ottenere soddisfazioni quanto delusioni, buoni riscontri come anche pessimi.
La discussione è poi scemata quando l'alzata di scudi è stata ritratta, nel momento in cui sono riuscita a far capire che non ero lì in cosplay di Hermione Granger.

III. Molti scrittori (esordienti e non) fanno quadrato
Ieri sera ero a godermi l'Eurovision, in particolare la pessima figura dei francesi (saputelli e falsi alleati) in streaming dal sito della Rai; più volte gli speaker hanno ribadito come le nazioni nordiche e quelle sovietiche stessero votandosi tra loro. Che sia vero o meno, è un'impressione che mi danno anche gli scrittori. Se abbiamo gli affermati che si scambiano blurb tra loro (questo), spesso anche tra i blogger si ha quell'impressione dello scambio di favori, per cui se tu parli bene di me io parlo bene di te.
Una politica che, manco a dirlo, non seguo, un po' perché non ho molti amicici, e il Dottore è troppo stanco per costruirmene qualcuno in questo periodo, un po' perché credo in quella favola chiamata "onestà intellettuale". Si tratta di quella merce molto rara, importata di contrabbando e che può essere facilmente vanificata dalla prematura crescita dell'ego personale.
Così come la nostra mascotte Kya spalleggiata da amiche e amichette di fanfiction che poi pubblica a pagamento pentendosene sulla via di Damasco, ogni scrittore ha bisogno di sentirsi dire che è bravo. A volte per eccessiva autocritica, a volte invece per semplice vanità.
Una pratica incoraggiata dal recente 20lines, che invita gli esordienti a ricambiarsi i commentini come se fossero in una lottery qualsiasi di un forum sul circuito forumfree.
Così in un blog dedicato a un torneo letterario leggi di gente che parla di scambiarsi e-mail, che chiede dove sia finito qualcuno come se fossero su Rai3, che parlano solo con alcuni nickname, che si rammaricano che testi che probabilmente non hanno neanche letto non siano passati basandosi unicamente sul nickname di chi li ha scritti.
È brutto, non c'è altro modo di dirlo.
Dà l'impressione di essere finiti in quei licei dei telefilm americani in cui ci sono i popolari, i nerd, i giocatori di football e le cheerleaders. Risulta difficile integrarsi in un mondo del genere e passa anche la voglia di farlo. La prossima volta che guardate la fascetta gialla di cartoncino su un libro con aria di sufficienza, ripensate alle e-mail e agli indirizzi del vostro blogroll e con quanti di loro siete stati sinceri fino in fondo.
Le critiche, se ben fatte, motivate, aiutano molto di più di un sorriso di circostanza.

IV. Qualche scrittore esordiente non si vergogna a usare il "lei non sa chi sono io"
Non ci credete? Eppure:
Leonardo Sani Non siamo fra i trecento? Ce ne faremo una ragione. Ringrazio chi mi ha premiato con diversi 8, chi mi ha criticato costruttivamente con i 7, non comprendo chi mi ha affibbiato i 5 perché il genere è inflazionato (Valerio Massimo Manfredi e Dan Brown dovrebbero passare ai romanzi rosa?). Ho enormi problemi ad accettare un 3,56 motivato come segue: Mi chiedo semplicemente perché l’autore non legga almeno una decina di romanzi prima di cimentarsi a scriverne uno. Sono certo che sia giovane e che abbia tempo per leggere, studiare e imparare almeno a evitare frasi sterili, contorte e senza senso come alcune che incollo di seguito: -la ragazza lo osservava con palesemente falsa compunzione. (frase insulsa, ma con paroloni fuori luogo cercate fino all'esasperazione. Credo sia meglio scrivere in modo che tutti possano capire ciò che l’autore vuole dire) La storia c’è, e potrebbe anche catturare, ma il tutto è scritto davvero male.Ringrazio per il giovane, perché ho 59 anni e un tremila libri nella mia biblioteca, fra saggistica, filosofia, storia e narrativa, affezionatissimo ad Italo Calvino e al suo Il sentiero dei nidi di ragno e Ti con zero (li conosce o sono troppo vecchi per lei?).Prima di venire a conoscenza del concorso, avevo inviato in lettura ad un’agenzia letteraria la mia opera per un primo giudizio. La valutazione competente è stata lusinghiera. Poi ho deciso di partecipare al torneo. Ritengo che chi debba leggere con più attenzione e meno prosopopea (la mi scusi i’ parolone) sia chi ha espresso il 3,56.Mi piace la proposta di separare lettori ed autori e ne aggiungo un’altra: come negli appalti pubblici, eliminiamo gli estremi e cioè il voto più basso e quello più alto, riducendo l’esasperazione e i danni.Comunque invierò l’opera all’agenzia letteraria della Mauri Spagnol.Ah, ho già pubblicato “L’aromataro – lo scontro fra la repubblica fiorentina e l’impero di Carlo V” . Ben venduto.
In questo commento abbiamo di tutto: si parte con la glorificazione senile, ovvero: giovane, lo sai chi era Calvino sì? Non t'avrà mica rimbecillito tutto quello che è stato scritto dopo il '15-'18?, per approdare a un esempio che francamente avrei evitato di riportare perché ha solo supportato la tesi di chi ha esposto la critica, senza considerare come poi sia un commento indubbiamente costruttivo. Non vorrei che in questo secolo sgangherato passi l'idea che costruttivo sia sinonimo di condivisibile.
Si può essere d'accordo con il lettore o meno, ma che ci siano chiare indicazioni mi sembra indiscutibile.
Ancora una volta mi sono sentita in dovere di rispondere, ma prima ho voluto documentarmi. Vuoi mai che mi vada a mettere contro qualcuno del calibro di Valerio Massimo Manfredi?
Come? Non avete mai sentito nominare il libro menzionato? Beh, è strano, perché è pubblicato dalla casa editrice Masso delle Fate! Non avete mai visto un loro libro fuori dalla Toscana? Neanche io. E forse bisognerebbe mettersi d'accordo sulla definizione standard di ben venduto in una scala da Valerio Massimo Manfredi a mio cugggino.


Non ha recensioni su IBS, il mio blog è indicizzato da google in seconda pagina. Fate voi in quanti ne abbiano parlato sinora; non ho trovato alcuna recensione da nessuna parte, dovremo fidarci delle parole del signor Sani.
Très bien.
L'agenzia letteraria, dopo la valutazione competente lusinghiera, anziché prenderlo in carico e presentarlo alle case editrici ha deciso di lasciarlo partecipare al torneo. Sicuramente, oltre che lusinghiera, era anche molto sincera.

V. Troppi scrittori esordienti non credono nel potere dell'incipit e della sinossi
Pescando da fonti autorevoli:
Un paio di considerazioni. L’incipit è importante e lo diventerà sempre di più. Mi spiego: non ho comprato nessuno dei romanzi sopra citati, a parte Cuore d’Acciaio, che comunque è stata acquistato a suo tempo da mio fratello. Li ho scaricati. E come ho scaricato questi, negli ultimi sei mesi ne ho scaricati qualche altro migliaio. Avendo a disposizione, non più in là di qualche click del mouse, centinaia e centinaia di romanzi di fantasy e fantascienza, con quale criterio dovrei scegliere quali leggere?Ci sono i consigli altrui, la conoscenza dell’autore, le recensioni, ma comunque coprono una percentuale piccolissima di tutti i romanzi. Non mi rimane altro che provare a leggere qualche pagina o spesso non più di qualche frase, perché anche solo leggere 10 pagine da ogni romanzo richiederebbe anni.Mi rendo conto che non sia un criterio “giusto”, e così facendo possa perdermi anche dei capolavori, ma questo piccolo esperimento mi pare significativo: guarda caso l’incipit più banale e “vuoto” è quello dell’autore alle prime armi.
Al torneo era richiesto di inviare una sinossi più l'incipit. Entrambi sarebbero stati parametri di valutazione; ovviamente c'è chi dice che la sinossi non serva, ma a dar retta a queste persone non si dovrebbe nemmeno tener conto della grammatica e si arriva a interrogarsi su cosa sia da valutare, dunque. Spero non la capacità di emozionare, perché saremo al livello di Amici di Maria de Filippi, un livello che vorrei tranquillamente evitare.
L'incipit è importante. Se non vi fidate di Gamberetta, lo afferma anche Ayame di Writer's Dream:
Ma scherziamo? Se io, che devo fare un investimento, ritengo che sia più proficuo investire su una persona in cui vedo talento da cinquanta pagine e non da una che mi ha scritto ottocento pagine devo scusarmi per farlo, perché manco di rispetto a chi ha passato le sue giornate davanti al pc?Ehi, ragazzi, non è che passare le giornate davanti al pc a scrivere rende automaticamente le cose che avete scritto dei capolavori.
E ancora Mattia Signorini:
Vorrei tornare anche io sul tema sinossi, sollevato qualche intervento fa da Franco.Afferro in pieno (o spero) il concetto dei venti secondi e va benissimo soprattutto se la storia è originale (anche se conservo qualche dubbio se simili sinossi siano accattivanti per tutti gli scopritori di talenti, però questo è un altro tema) ma come funzionano i venti secondi se il soggetto è "banale", e mi viene da dire, banale come una saga familiare?Uno scrittore che tira fuori un libro di minimo 150 pagine, se non molte di più, se un vero scrittore non credo abbia molti problemi a rendere accattivante una sinossi.
Aggiungo: è necessario anche un grande lavoro sull'autocritica di se stessi. La quasi totalità delle persone che ho incontrato negli anni, e che mi hanno proposto i loro lavori, erano sinceramente convinti di avere una storia a prova di bomba. Purtroppo era vero il contrario: La quasi totalità delle storie deflagrava nelle prime pagine come una bomba innescata dall'incompletezza, dall'imprecisione e dalla difficoltà nello scrivere.
E infine, il più significativo:
Vi racconto al proposito un episodio. Una scrittrice (che aveva già pubblicato altri libri), arriva in agenzia sotto segnalazione di non mi ricordo chi, e chiaramente finisce nel mucchio insieme agli altri (non ho mai amato fare preferenze, non le ho mai fatte, per me tutti i libri erano potenzialmente uguali e dovevano ricevere lo stesso rispetto). Vicki lo sfoglia velocemente, mi dice che l'autrice ha una buona scrittura, ma in definitiva lo affida a me. Se io lo avessi rifiutato, lei non mi avrebbe chiesto più niente.
Il libro era scritto benissimo, la storia c'era, ma purtroppo non decollava. Era comunque un'autrice di valore, e l'ho letto fino in fondo. Poi mi sono limitato a fare questo: ho tolto le prime 40 pagine e l'ho ridato a Vicki senza dirglielo, chiedendole di leggerlo tutto. Il giorno dopo mi chiede: "Ma cosa ci hai fatto? Il libro è fantastico". Ecco, c'erano quaranta pagine di troppo, le prime. Perché quindi l'ho letto tutto, direte voi? Semplicemente perché funzionava da subito, bella storia, scrittura pulita ed efficace, una voce originale, ma era lento. Tolte le prime quaranta pagine, invece, si reggeva in piedi perfettamente (regola numero 1: se togli qualcosa dal tuo romanzo e il tuo romanzo fila lo stesso, allora quel qualcosa è di troppo).
Alcune case editrici richiedono solo i primi capitoli, altre invece una selezione. Eppure, nonostante l'evidenza:
Giuseppe Bettoliere L'ultimo toreno ha dimostrato che il sistema non funziona. Che non si può giudicare un romanzo dal solo incipit, spesso è fuorviante, se c'è il capolavoro difficilmente viene compreso e sfugge. E' una trovata commerciale che lascia il tempo che trova — presso Roma, Italia.
Se c'è il capolavoro. Sicuramente sfugge, le prime venti pagine possono essere orribili, il capolavoro è un apostrofo tra le parole "twist" e "Shamalyan".




VI. Troppi scrittori esordienti sono vittime della cattiva tastiera
Ovvero:
... Non parliamo di chi confonde la scrittura/letteratura (per capirci) con la scrittura/digitazione... e tutte le menate conseguenti che "è" maiuscola non si digita con l'apostrofo (sarà l'unica regola di grammatica che conoscono, visto con quale enfasi lo dicono?)... Forse un giorno scoprirò anch'io come si fa... per ora il mio notebook si rifiuta nonostante i vari suggerimenti trovati sul web... L'alibi che uno scrittore debba essere anche un buon dattilografo è stato un pessimo pretesto per i reader-killer
Sul serio? In un concorso di scrittura deve essere accettabile una sistematica "e" con l'apostrofo anziché l'accento perché non ce l'ha sulla tastiera? Beh, certo. Non trattasi neanche di refuso, ma di una consuetudine. Può essere faticoso, ma in caso si fa copia incolla o si sostituiscono tutte in un colpo solo con programmi come Notepad++. Non si presenta un testo con un errore, perché di errore si tratta checché chi l'ha detto ne pensi, per poi dare la colpa alla tastiera.
Questo mi riporta alla mente quella puntata di The Big Bang Theory in cui Raj dice di aver scritto male una frase per colpa del T9. Una scusa che non regge, mi dispiace: ci si aspetta un testo scritto con lingua e grammatica italiana, non certo a piacere. E passi una volta, ma immaginatevi tutto il testo scritto così: e'.
Se la tastiera è straniera, forse si dovrebbe considerare l'idea di iniziare a scrivere in un'altra lingua. Togliamo la grammatica. Togliamo la sinossi. Togliamo la trama perché in un incipit non si può capire, secondo loro. Cosa rimane da commentare? Immagino il font e la spaziatura.
Esaltante.


VII. Alcuni scrittori esordienti hanno visto troppo "Mistero"
Le teorie del complotto vanno da estremi come sostenere che Elvis sia ancora vivo al fatto che la nostra società sia manovrata sin dall'inizio della razza umana da specie aliene. La fantascienza ha sempre trovato terreno fertile da cui attingere per le proprie storie, le lobby sono sempre sotto accusa e un concorso letterario non fa mai eccezione.
Così come sorgono puntualmente dubbi sul Premio Strega, non poteva mancare chi sostiene che anche il torneo sia manovrato da fili invisibili di burattinai infiltrati tra la "gente comune", che tutto sia già deciso e che questa girandola sia solamente per fare pubblicità al gruppo GEMS.
Io invece francamente mi chiedo chi glielo faccia fare.
Questo per me è il primo anno, ma la quantità di pazienza che si deve avere leggendo certe uscite non solo sul blog, in cui davvero alcune persone perdono quella poca lucidità che hanno per sparare insulti a destra e a manca forti dell'anonimato, e sulla pagina facebook, in cui comunque non ci si fa remore nonostante ci siano nome e cognome, è davvero notevole.
Quindi arrivano cose come:
Roberto Calcagnile Il torneo mantiene le promesse: una valanga di scrittorucoli arrivisti che tagliano le gambe per arrivare in finale...Complimenti!!!
@ Re degli Sfigati - # 360 - A che diavolo serve il ripescaggio? Stefano è stato esaustivo. Dovrebbe finire a firmare un contratto a zero euro per 5 anni per voi teste di minchia che mettete solo la fascetta elogiativa - tra l'altro virtuale - di 'Ioscrittore'? Poi non mi veniate a dire che il vostro concorso non sia una ciofeca. Devo caricare il mio prossimo romanzo per aspettare il novembre 2015? Ma andate a fare in culo con tutta la felicità possibile caro Re. Non darò la liberatoria a fini cinematografici sotto gli 80.000 euro. Sono esordiente, non coglione. Vaffanculo di nuovo, a domani.
Carissimi, ho perso la prima fase, ma mi sono divertito nel leggere alcuni commenti sul mio lavoro, nei quali mi sono state attribuite intenzioni di scrittura che neppure sognavo di avere. Condivido quanto affermato da alcuni altri "perdenti" sulla poca onestà di tanti commentatori, cui aggiungerei la scarsa capacità critica, e, con tutta sincerità, un pizzico di gelosia. I lettori colti mi hanno dato la media dell'otto, gli altri quella del cinque e mezzo. I primi li ho riconosciuti dal loro modo di scrivere, ma anche di leggere e commentare. Mi ritengo molto gratificato.
Salvo poi notare queste scene:
per alex83 (commento 456) il 4.65 te l'ho dato io. a malincuore perché non mi trovo sempre in imbarazzo a giudicare gli altri. nel tuo incipit c'è del buono e sono certa che il resto è anche meglio. sono a tua disposizione per puppyeyes: l'8 ci sta tutto. se hai piacere (perchè io ce l'ho questo è evidente) leggerei anche il resto.
Oddio. Questo significa che questo lettore, o lettrice, lo ha fatto con consapevolezza e non per penalizzare qualcun altro? Va detto che Alex83 è uno di quegli utenti abbastanza maturi da non averne fatto un caso di stato.
Troppo semplice in ogni caso, c'è sicuramente una spiegazione più contorta e non realistica dietro. Un po' come quando Bossari va in sudamerica a vedere un teschio deforme, gli esperti dicono che sia a causa delle pratiche dei popoli precolombiani che agivano sui crani dei bambini per allungarli. Eppure no, perché l'ufologo dice che per lui rimane un alieno! Allora il mistero continua...
Per esempio il mistero è come abbia fatto qualcuno che scrive in questo modo a ottenere un 10:
Cari compagni di viaggio...eccoci qui..vincitori e vinti.. ma qualcosa non mi convince!!! Leggendo i vostri interventi vedo che già 15 e forse qualcuno di più ha letto gli stessi incipit che andranno in finale...se la matematica non è un opinione...qualcosa non torna!!! Ma se per caso si sono letti più di 15 incipit per alcuni romanzi...allora..Mi sorge un dubbio ...un dubbio amletico...in questa ventosa notte!!! Le regole del concorso in questione non hanno funzionato per molti aspetti...per esempio ... a chi ha dato 2 come voto...dico..ma và a ....!!! Io, nei 15 incipit che ho letto con piacere non ho dato mai un voto più basso di 5, 36...anche perchè credo che tutti, se abbiamo partecipato avevamo la motivazione e i numeri per farlo....anche e soprattutto dal punto di vista narrativo..per cui...ci sono stati comportamenti scorretti che è giusto denunciare...Comunque grazie a chi mi ha dato 10...6,36...5,75...and so on...farrò tesoro di ogni consiglio perchè, per quanto mi riguarda, a parte quel "figlio o figlia di ...." che mi ha dato 2...tutti sono stati corretti, precisi e puntuali nel segnalarmi pregi o cadute. Si tratta di un'iniziativa letteraria pregevole che però va' rivista nel meccanismo della lettura, della correzione e della valutazione...Buonanotte a tutti...e dolci sogni di gloria alle nostre amate parole...Mi sono divertita a leggere i miei compagni di viaggio....spero sia stato così per chi mi ha letta...un abbraccio a chi scrive con passione in un Paese dove c'è solo voglia di apparire anche attraverso i pensieri e le parole...
D'accordo, bambola. Magari qualcuno scrive meravigliosamente mentre compone un'opera e dimentica totalmente come si usi la punteggiatura quando scrive nei blog... non lo trovo troppo rassicurante né probabile, ma non è impossibile. Il pensiero finale mi è totalmente oscuro, ma perché non impegnarsi a rispettare dei canoni anche al di fuori del proprio lavoro?
Su alcuni forum di scrittura mettere due punti esclamativi significa beccarsi un richiamo dai moderatori.
Viene da chiedersi quali generi di circoli frequentino questi aspiranti scrittori, per avere delle abitudini tanto bizzarre.




VIII. Agli scrittori esordienti piace la lex talionis
«Se uno farà una lesione al suo prossimo, si farà a lui come egli ha fatto all'altro: 20 frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente; gli si farà la stessa lesione che egli ha fatta all'altro.» (Levitico 24, 19-20)
Leggendo i commenti di coloro che sono stati esclusi dal concorso spesso ricorre la tematica del non giudicare troppo duramente la grammatica. E non perdonare refusi,che capitano a tutti, ma proprio non conteggiarla come errore per "incoraggiamento".  Probabilmente c'è bisogno di incoraggiare l'ignoranza che tutti noi, in minima o larga parte, possediamo anziché tentare di correggerla. Il messaggio finale è: tutti devono poter essere scrittori (sottinteso: anche io).
Un atteggiamento di comodo per il proprio tornaconto personale, ignorando completamente il fatto che almeno la lingua in cui si scrive la si debba sapere. Curioso come la posizione si ribalti nel momento in cui c'è bisogno di fare le pulci ai giudizi ricevuti: la grammatica diventa subito importantissima!
Un commento espresso in un italiano stentato non è valido, ma un testo presentato a un concorso invece sì. Per non parlare del fatto che se tutto questo viene fatto davvero solo per ripicca, allora la mentalità media dello scrittore esordiente si aggira sulla media dei dodici anni dello "specchio riflesso".
Dedicato ad alcuni 'critici letterari' in erba (almeno l'avessero usata!: "...Prima leva la trave dal tuo occhio, poi togli la pagliuzza dall'occhio altrui". Grazie comunque a tutti. Nick Wozack - Gli eredi di Al-Atrash
Roberto Calcagnile ahahah fantastico, uno mi accusa di fare errori di ortografia e nel commento mette la maiuscola dopo la virgola, ma fatevi furbi...
Dunque la grammatica è importante o no? La punteggiatura conta?
Se non conta, allora perché pretendere che gli altri guardino i nostri contenuti mentre quelli degli altri risultano invalidati da un minuscolo fuori posto?
Ho vissuto per anni tra le compagini dei giocatori di ruolo e so quanta acredine e quanta poca obiettività, quanti giochetti e quanta competizione possano nascondersi dietro (o dentro) le persone, ma ritengo che qui si esageri.
Se ritengo che qualcuno abbia detto una falsità perché dovrei sentirmene piccata? Se invece mi ferisce forse, in qualche modo, va a colpire un punto debole o che io ritengo tale.
Appurato che nessuno di noi per ora è Umberto Eco l'umiltà dovrebbe essere biunivoca, non solo da una parte o dall'altra.




Il Parere del Dottore


Salve. Durante una pausa dalla lettura gamberesca, la mia vena masochista mi ha portato a leggere i commenti degli esordienti che hanno partecipato al concorso di IoScrittore (del resto sono pazzo, ricordate?). Le mie braccia, già cedevoli a causa delle fatine, sono definitivamente rovinate al suolo. La successiva dose di adrenalina ho dovuto assumerla gettandomi di peso sull'iniettore. O forse sono solo svenuto.
La mia dolce metà meccanica, grazie alle sue capacità di multitasking estremo, ha provveduto a ricucirmi gli arti, ormai abituati a tale processo, proprio mentre stava scrivendo questo post.
Al contrario di lei, io non sono uno scrittore. Non frequentavo gli ambienti di produzione e critica letterarie prima che lei mi introducesse in questo mondo variopinto e triste al tempo stesso. Tuttavia, amo leggere; e quel che ormai vedo da mesi di immersione nella rete guidato dalla saggia mano della mia creazione mi sta portando a fare delle gravi considerazioni riguardo questa passione.

Sono tuttora fermamente convinto che l'ignoranza non sia una benedizione. Venire a conoscenza di questi retroscena e di queste mentalità mi è certamente stato utile per capire meglio i meccanismi che si celano dietro il prodotto finito che acquisto in libreria. Eppure non riesco a trattenere amare risate ed esclamazioni basite ogni volta che si va ancora a grattare il fondo del barile, come nei vari commenti citati più in alto. Senza esaminarli nuovamente, quel che mi colpisce è la totale assenza di auto-consapevolezza. In un ambiente dove tutti affermano di essere appassionati di letteratura, ma soprattutto in un diamine di concorso, per Giove, credevo di trovare partecipanti che avessero aderito con una mentalità critica verso se stessi e la propria opera. Invece, ecco autori, se così li si vuole definire, con patetiche tirate su quanto il concorso sia una farsa, sulla malafede degli altri concorrenti e su quanto il mondo (editoriale?) non comprenda il loro genio.

Sarò troppo rimasto chiuso nel mio maniero, ma non mi aspettavo simili uscite. Quali aspettative avevano tali persone quando si sono iscritte? Quando si sottopone qualsiasi cosa a un pubblico, da uno scritto a una pietanza, ci si devono aspettare delle critiche, si deve ardentemente sperare di riceverne. Perché è quello il motivo per cui ci si mette in gioco: la risposta del pubblico che ci si è scelti. Indipendentemente dalle altre ragioni, più o meno valide, questo punto rimane sempre. Le persone che affermano di scrivere per se stesse, beh, mentono, in maniera consapevole o meno; chi scrive per se stesso è il redattore di un diario personale, non un blogger-sparacommenti che ha spedito il proprio manoscritto ad almeno un paio di CE.
Un mi piace su Facebook non è un giudizio, né una risposta. È, mi spiace dirlo, inutile. Quindi, per cortesia, basta con questa storia che un'opera può solo piacere o non piacere, state sprecando il nostro e il vostro tempo. Mettere della limatura di piombo nell'insalata non è questione di “piacere o non piacere”, è questione di “mi stai uccidendo”. La stessa identica frase che mormoro carico di sconforto quando leggo queste opere “scritte per emozionare”. Se volete fare letteratura, cercate prima di capire le implicazioni di questa affermazione e poi prendete la penna in mano. Volete abbattere regole e tradizioni? Liberissimi, ma prima andatevele a cercare, vedete di capire qual è il modello dal quale vi volete distinguere. Si dovrebbe sempre avere consapevolezza di quel che si sta facendo.

Una consapevolezza coltivata dal raffronto sincero con gli altri, privo di quelle formule di vuoto auto-compiacimento, della pacca sulla spalla. L'unico difetto che ferisce è quello che non viene fatto notare, perché rimane lì a guastare il risultato finale. È deprimente vedere la parola impegno usata come impenetrabile scudo da chiunque, dal cantante allo scrittore. L'impegno è quello che approda da qualche parte. Posso passare ore e ore a scrivere cialtronate: quello non è impegno, è tempo perso. Specie se mi ostino a non riconoscerle come tali, bloccando la mia crescita, unica speranza. Tutti possono migliorare, si deve solo avere la volontà di farlo, senza tapparsi le orecchie con gli indici e chiudendo gli occhi.
E no, non bisogna essere dei critici di fama internazionale per poter dire la propria su qualcosa. Non serve chiamarsi Gordon Ramsay per capire che c'è oggettivamente troppo sale nella zuppa. Ricevere dei giudizi da parte di uno scrittore o di un editore è un valore aggiunto poiché suggerisce abbastanza chiaramente come rimediare al proprio errore, ma chiunque è in grado di accorgersi di quel che non va e di farlo notare. È vero che, specialmente in Italia, le opinioni si smerciano al quintale e che ognuno è libero di ignorarle; ma è altrettanto vero che quelle persone che le esprimono sono libere di lasciare il vostro libro sullo scaffale. Non servono qualifiche: quello è il vostro pubblico o i vostri acquirenti, se proprio vogliamo buttarla sul piano economico. Ci sarebbe da farsi un bell'esamino di coscienza, invece di sprecare energie a scrivere risposte rabbiose. Anche perché, detta brutalmente, al mondo non interessa che siate stati bistrattati, a torto o a ragione. E, leggendo i post sopra, sono molto propenso alla seconda possibilità.

Potete considerare queste riflessioni come una serie di rant di un semplice passante interessato che getta un occhio fra gli addetti ai lavori. Un bel circo, non c'è che dire. Spero solo prima o poi si rendano conto di quanto siano sterili e patetiche certe affermazioni. Non c'è davvero un briciolo di dignità. Vi saluto. Vado nella mia capsula criogenica (a vapore, ovviamente). Dirò alla mia metà meccanica di scongelarmi dopo che sarà stata pronunciata per l'ultima volta la frase “tu non sai chi sono io!”. Lei resiste al tempo e soprattutto, i ceffoni delle sue braccia metalliche sono più efficaci del mio sdegno per eradicare questa pratica.

Sigla.