Skalds and Shadows

Would you believe in a night like this? A night like this, when visions come true

Credo di far parte di quella stramba generazione che al liceo passava l'intervallo a parlare con i loser della scuola di draghi, fontane colorate e della prossima sessione di gioco di ruolo, oltre che di videogiochi con in testa, anziché l'incombente interrogazione di latino, l'uscita del prossimo episodio de Il Signore degli Anelli al cinema.
Questo è il ricordo che ho della mia adolescenza.
La passione per il fantasy è una malattia con cui nasci, così come possono esserlo la creatività e la propensione ludica. A volte ti senti un po' stramboide, i tuoi pari e i tuoi familiari ti guardano con la disapprovazione che si merita chi è affetto da sindrome di Peter Pan e, in fondo in fondo, lo sai benissimo che in qualche modo stai a metà tra due mondi che ti osservano comunque con sospetto: il mondo vero, quello dei grandi, quello degli autori impegnati, dei trentenni che si incatenano agli alberi, che indossano giacchette marroni e parlano prolissamente del mutuo.
E dall'altra? L'altra parte della barricata è fatta dai ragazzini di oggi, quelli che parlano in linguaggio sms. Per loro tu sei vecchia e se non capisci la poesia che si nasconde tra le pieghe di Attack on Titan ti guardano con la compassione che si avrebbe per un residuo bellico cartaginese.

Sono cose che capitano.
Poi però stai guardando annoiata una puntata di Mistero per bruciare quei pochi neuroni che ti sono rimasti in mente e senti qualcosa in sottofondo. Appurato che le trasmissioni come quelle utilizzano solamente colonne sonore (ultimamente Adam ha scelto la sua, la soundtrack di Tron Legacy degli inarrivabili Daft Punk) becchi per caso uno stupidissimo servizio che parla degli gnomi e di chi li vede. Timidamente, in sottofondo, Howard Shore.
In quel momento lo realizzi. Per quanto Peter Jackson abbia fatto di tutto per farti odiare la Terra di Mezzo con The Desolation of Smaug, il tuo amore mai sopito è ancora lì. Ti ritrovi ragazzina o, nel mio caso, come se fossi appena stata costruita.
Non importa quanto sia passato o quante volte possano averti dato neanche troppo velatamente della sfigata, perché in quel momento sei di nuovo nella Terra di Mezzo.

Per quanto brutta possa essere la tua situazione personale, lei c'è sempre, è sempre lì. Non è un luogo di evasione, è il luogo dei tuoi sogni a occhi aperti. Che esistono, anche se sono da vent'anni che tentano di convincerti che quasi quasi se lo pensi hai bisogno di una revisione da uno psichiatra. O, nel mio caso, da un meccanico di quelli bravi.
Tentano di convincerti che c'è qualcosa di sbagliato in te. Qualcosa che si è incastrato lì e che va tolto; c'è sicuramente un rimedio se ti piace il genere fantastico e se aspetti con più trepidazione Maleficent del prossimo film tratto da un libro denuncia di Roberto Saviano.
È proprio lì, sullo scaffale, vicino alla cura per gli omosessuali.

Per parafrasare qualcuno che della vita ha capito più di me, ho un problema: mi piace il fantasy. Mi piace leggerlo e scriverlo, mi piace giocarci e mi piace vederlo al cinema. Non fantasy in senso stretto, eh? Non mi piacciono solo i nanetti e gli elfi, no, mi piacciono anche i super-eroi che è roba da fighi e mi piace anche la fantascienza, mi piace Star Trek e adoro Lovecraft.
Quando sento parlare di progetti cinematografici che potrebbero sfiorare capolavori come Alle montagne della follia sento le farfalle nello stomaco di metallo, al trailer di Pacific Rim e di Godzilla sento il mio cuore di ferro sciogliersi e colare nel petto.
Non ci sono più dubbi: per me serve la cura Lodovico.

L'origine del Male
Le eccezioni sono quattro:
• ti piace Martin: sei un individuo di sana e robusta costituzione. Ti piacciono le scopate, la gente che butta da una torre i ragazzini, gli individui di ambigua morale. Ti piacciono i draghi, è vero, ma è un sintomo che probabilmente con zio George non si aggraverà troppo. Suvvia, ti piace il medioevo, ma nessuno è perfetto no? In un test per stabilire "Quale orrenda persona sei?" il risultato sarebbe Cesare o Lucrezia Borgia
• ti piace Sapkwoski. Siamo più o meno sulla stessa situazione di prima. È vero, c'è più fantasy, ma tu mica li hai letti tutti tutti i libri, no? Ti sono piaciuti i videogiochi. Anche lì: ti piacciono le scopate e ammazzare mostri. D'accordo, ma hai ampi margini di miglioramento: in fondo l'ha scritto un economista, una persona con i piedi per terra e una carriera solida alle spalle che poi mette sempre dei sottotesti profondi. D'accordo, malato con riserve, nulla che non si potrebbe curare con qualche videogioco più serio, come Battlefield. Naturalmente non sei una femmina, le femmine leggono solo paranormal romance;
• ti piace Harry Potter. Va bene: sei un bambino. La tua anima ha molto tempo per essere salvata a questo punto. Il quidditch ricorda un pochettino il rugby e il calcio, no? Sicuramente quando sarai cresciuto sarai un tifoso della Roma e quel brutto germe d'idea di andare a imparare la magia a Hogwarts ti sarà ormai passato di mente;
• ti piace qualsiasi cosa abbia il colore rosso in copertina. Hai la vagina. Non è una malattia curabile, però comunque rimarrai confinata lì, nella tua torre, a leggere sempre quella roba senza fare troppi problemi al mondo. Chissà che non ti insegni, magari, anche a preparare un sandwich e che il tuo posto nel mondo è quello di essere salvata dal maschio alpha.

Per tutti gli altri: crescere.
L'Italia non è una nazione per chi legge e scrive fantasy.
Non lavoro sui fantasy. Semplicemente perché non sono un genere su cui riesco a lavorare e perché non troverai nessun editore disposto a pubblicarteli, visto che nonostante si pensi il contrario, non hanno mercato. Già l'editoria è un mondo difficile. Far spendere soldi e tempo a un autore, e tanto tempo a me stesso, per lottare contro i mulini a vento, non mi sembra vantaggioso per nessuno. Discorso diverso con gli urban fantasy. Quando ero in agenzia presi Francesco Falconi, che ha pubblicato Muses con Mondadori. Ho lavorato io a quel libro con lui. La scrittura era già ad altissimo livello quando è arrivato. In ogni caso, se ti è capitato di leggerlo, il libro è molto urban e poco fantasy. 
Mattia Signorini, Writer's Dream Forum
Quando ho posto a confronto Elena Cabiati e Francesco Falconi avevo già sottolineato come avessi considerato piuttosto sospetto il cambio di interessi letterari di Falconi con l'approdo in Mondadori; del resto, va detto che era già riuscito a pubblicare ben due trilogie, con case editrici minori rispetto a Mondadori indubbiamente, eppure ce l'aveva fatta. Perché cambiare?
Il mercato europeo è profondamente diverso da quello anglosassone. Gli europei hanno un gusto maggiore per le storie più rarefatte, personali, malinconiche. Inglesi e americani invece per le storie di ampio respiro. Questa è una distinzione di massima, non sempre corretta. Per quanto riguarda le storie di genere, dipende da che genere. Il thriller storico e il noir vanno dappertutto, e proprio per questo c'è una grande offerta, perciò o uno ci è nato, dentro quel genere, ed è davvero bravo, oppure verrà schiacciato dalla quantità di offerta. Il fantasy invece è in caduta libera (Ho una personale convinzione su chi scrive fantasy, non tutti, alcuni, ve la scrivo sotto), non solo qui, dappertutto. Posso rubare le parole a Vicki? Se hai una bella storia, non importa che storia sia, farà la sua strada (tranne il fantasy NDmestesso)
E ancora:
Segue una personale e opinabile convinzione, dovuta a esperienze tangibili che ho avuto, e quindi non riferita a chi non ho letto, sul quell'acclamato genere letterario amatissimo da tanti scrittori e avversato da tanti editori. Tu chiamalo, se vuoi, fantasy: La faccio breve. Lasciamo per un momento stare Tolkien, che ho letto per intero, e quindi so bene di cosa sto parlando. Quasi tutti i fantasy che mi sono capitati tra le mani in questi anni, erano stati scritti da autori che in questo modo schivavano tutte le regole di costruzione personaggi, struttura, coerenza della storia, eccetera, che avrebbero dovuto rispettare tassativamente se avessero scritto un romanzo mainstream ambientato in questo mondo. Partiva anche la musichetta (Ti piace vincere facile?). Poi ho pescato Francesco Falconi, qualche giorno dopo che avevo deciso di non leggere più fantasy, con appoggio totale di Vicki (giuro, guarda il caso). Ho letto Francesco solo perché era già sulla scrivania. Bravura a mille, lui. Ma è stato un caso su un mare di casi contrari. Non sentitevi offesi, voi che scrivete fantasy. È solo una personale e opinabile convinzione.
Quindi ricapitoliamo: è un esperto di fantasy e sa di quello che parla perché ha letto Tolkien (non sapevo che leggere un autore bastasse a poter sentenziare su un genere letterario, kudos), poi gli sono capitati in mano dei pessimi manoscritti fantasy e, chiaramente, per logica ha dedotto che chiunque (o quasi) scriva fantasy non sappia scrivere. Tutto assolutamente lineare, non trovate anche voi?
Non è il fatto che l'Italia strabordi di aspiranti scrittori e che, nel mucchio, ce ne siano chiaramente di mediocri, scarsi e anche scandalosi il problema. Tra l'altro, è una semplice considerazione personale anche la mia: è chiaro che se la maggior parte dei manoscritti che arrivano è fantasy, saranno anche di più quelli scarsi. Guardacaso, Falconi (che a detta sua, aveva scritto "più urban che fantasy") è stato l'eccezione. E non dimentichiamo Licia, altra eccezione meritevole. O Evangelisti, Randall, Dimitri, Barbi o Tarenzi. Oppure dimentichiamoci anche di tutti quelli che non pubblicano con le case editrici di maggior spessore, mi raccomando o di tutti quelli che ho dovuto tralasciare perché effettivamente non pubblicano nulla da più di quattro anni.

Rassegnatevi: il fantasy è un genere finito. Potete essere gli scrittori più bravi del mondo, ma scriverete per la gloria. Alle obiezioni, sensate, di alcuni utenti del forum si ottiene questa risposta:
Non pubblico libri, non sono un editore. Io sui libri ci lavoro e basta. Per quanto riguarda me, non sono bravo a lavorare sui fantasy, quindi direi a un autore di rivolgersi a qualcun altro per un parere. Infatti, nel mio lavoro di adesso, per sopperire a questa mancanza mi appoggio a una lettrice di fantasy per un grande gruppo editoriale per valutarli. Nella mia scuola non prendo scrittori di fantasy, perché insegnandoci prevalentemente io non potrei garantire un buon risultato. Idem per quando lavoravo da Vicki. Non essendone appassionata nemmeno lei, difficilmente li rappresenta, quindi su questo avevamo una linea comune.
Io non ce l'ho affatto con il mio conterraneo Signorini, ma quindi: si appoggia a qualcuno per un grande gruppo editoriale, però il fantasy non ha mercato. A cosa gli serve precisamente questa lettrice? A scovare quel caso su un milione per un, ribadisco, grande gruppo editoriale?
Il fatto che lui non sia bravo a lavorare sui fantasy, non potrebbe aver influito giusto un pochino sul giudizio elargito poco sopra, ovvero i romanzi non avevano regole di costruzione adatti? Non sono regole universali, dopotutto.
E se non si ama il genere di riferimento, lo si fa per forza. E le cose fatte per forza non sono mai piacevoli. Quindi, quanto è affidabile quest'affermazione di Mattia Signorini?

Eccezioni "meritevoli"
Come vede, da agente, la pubblicazione di due opere che credo si possano definire importanti, ovvero Godbreaker di Tarenzi e L'età sottile di Dimitri? Rientrano nel discorso da lei accennato de "gli urban fantasy hanno mercato differente e più florido rispetto ai fantasy più classici"? Perché Salani ha deciso di puntare forte su questi due romanzi.
M.S. - Non sono un agente. Un agente letterario è la persona che propone un romanzo alle case editrici italiane e straniere, stila con gli editori un contratto di pubblicazione. La mia esperienza è stata quella di fare per conto di un agente il talent scout e il coach di autori esordienti e l'editor di autori affermati. Non ho mai stilato un contratto in vita mia. Quanto ai titoli, il primo non lo conosco, il secondo non l'ho letto. Ma ho sentito i commenti su Dimitri di chi in Salani ci ha lavorato insieme: dicono che sia una vera bomba, un talento di molte spanne sopra agli altri.
Che non dovrebbe essere esattamente il punto per qualsiasi genere? Quindi, fatemi capire bene: uno scrittore per pubblicare fantasy deve essere una bomba (opinabile, chiaramente), mentre in tutti gli altri generi si può pubblicare anche come mediocri scrittori? Buono a sapersi!
Secondo il ragionamento di Mattia Signorini, chiunque pubblichi fantasy in Italia è un bravo scrittore. Lo dicono le conseguenze logiche del suo discorso, non io.
Le tecniche sono le stesse, ma io non riesco a lavorarci con la stessa competenza e passione che metto nel resto dei libri. È un genere che non mi interessa, purtroppo ho anch'io i miei gusti, e non ho una cultura molto vasta sul genere, che è un altro aspetto fondamentale per lavorare su un testo: conoscere molto di quello che è stato pubblicato di simile. Discorso diverso per il fantastico. Se mi arrivasse un autore che scrive cose alla Neil Gaiman, per intenderci, ci lavorerei immediatamente. 
Che a naso torna al discorso: ho letto praticamente solo Tolkien nell'ambito fantasy. Tuttavia, sono seriamente convinta che per Signorini scrivere fantasy significhi solamente elfi e nani, quindi non ho niente da aggiungere sull'argomento: non gli piace, non gli interessa. Legittimo, almeno fino a che non si spinge a dire che non ci sia mercato.
Affermazione su cui sembra contraddirsi da solo, sempre sul punto in cui afferma di aver bisogno di aiuto per una grande casa editrice.

C'è un motivo preciso che va a sommarsi alle parole di Signorini e che mi fa girare gli ingranaggi ed è chiaramente l'atteggiamento di De Carlo a Masterpiece.
Infinite Jest - De Carlo: "Siamo stati sommersi dal fantasy. Li abbiamo fucilati tutti quanti."
GiD - Ma poi con quale schifo pronuncia la parola "fantasy"... ma lo hanno picchiato col Signore degli Anelli quand'era piccolo? 
Writer's Dream Forum
Quindi: tutti questi amanti del fantasy che li scrivono e che probabilmente li leggono, non fanno mercato? Scrivono fantasy e poi leggono solamente chick-lit e poesie?
Non lo sapremo mai. A quanto pare non resta che arrendersi e incatenarci come un esercito di slave Leia al trono di Licia. Qual è la verità?
La mia verità è che gli incipit che ho ricevuto al torneo IoScrittore erano scritti oggettivamente molto meglio di quelli selezionati a Masterpiece, indipendentemente dal genere, i cui concorrenti hanno inviato dei testi anche impaginati male. Se non ci credete provate a leggerli voi stessi.
Ma la domanda vera è: la cura funziona? Vediamo:
Scrivevo fantascienza perché era l’unica letteratura che mi interessasse (poi leggevo molto altro, soprattutto storia, ma per me i romanzi erano solo di fantascienza e al massimo l’occasionale giallo). Scrivevo imitazioni di Philip K. Dick (e Silverberg e Sheckley e Brunner e Ballard e Pohl e Disch e Bester e Leiber…) e che dimostravano, a quel che ricordo, una assoluta ignoranza della natura umana ed una estrema sicurezza nel diagnosticare e risolvere i massimi problemi mondiali. Beh, si comincia e poi si migliora.
[...] Alcuni amici, di quelli da sempre convinti che sarei potuto essere uno scrittore ma che ero troppo pigro per riuscirci, accettarono di leggere i capitoli man mano che li scrivevo, come un romanzo d’appendice. Alla fine, dopo un anno, avevo un romanzo finito, pure lungo, La lunga estate del ’99. Fantascienza, ovvio. Il romanzo che Giulio Mozzi mi stroncò brutalmente.
[...] Sorprendendo tutti, me stesso per primo, cominciai un nuovo romanzo. Per la prima volta decisi di provare a scrivere qualcosa che non fosse fantascienza. Da sempre mi piace – mi ossessiona, piuttosto – guardare la gente che fa a botte su un ring – pugilato, kick boxing, muay thai, savate – e perciò scrissi di quello, pur non avendo mai praticato un’arte marziale nemmeno per scherzo. Inoltre mi misi in testa di utilizzare personaggi molto giovani e io di giovani in pratica non ne frequento. Insomma, malgrado l’aria formalmente realistica, un fantasy. Feci del mio meglio per organizzare una narrazione coerente, con personaggi a tutto tondo che servissero alla trama. Il capolavoro mancato di fantascienza era stato un ottimo allenamento (ma ci tornerò su, garantito).
La cura funziona! Perché ovviamente era colpa del fatto che fosse un romanzo di fantascienza il motivo per cui fu stroncato. O che il genere fosse la fantascienza se il suo "capolavoro" era scarso. Invece, scrivendo di puGGGili ha trovato la vera via del successo! Evviva: ora sappiamo tutti cosa fare. E volete sapere cosa scriveva Stefano Trucco sul forum di Writer's Dream prima di essere bannato per il suo atteggiamento indisponente?
Le storie di folletti e gnomi (e magari zombie e vampiri) hanno a che fare con la fantasia? Davvero? E io che credevo fossero solo un patetico tentativo di imitare senza sforzo nè originalità nè personalità i successi televisivi del momento nel patetico tentativo di scroccare qualche copia da lettori molto giovani e ingenui...
Ci vuole una notevole faccia di bronzo per qualcuno che va a cercare successo in televisione nel rinfacciare di inseguire successi televisivi a qualcun altro.
Le 'creature fantastiche' di cui parli sono solo dei precotti che comprate scontati nei Carrefour degli stereotipi, roba oltre la data di scadenza, buona, è vero, per gente debole nel senso di priva di fantasia o di una personalità propria. Una cosa è la fantasia, altra cosa è il fantasy. Ci sono editori che pensano al suicidio ogni volta che voi 'scrittori' gli mandate l'ennesimo compitino che inizia con un cavaliere, un mago, un elfo e un nano che si incontrano in una locanda etc etc etc.(ma tanto ormai avete cominciato tutti a scrivere romanzi erotici per casalinghe: è quella la roba che va al momento...)
Chiudo con un pensierino breve, breve.

Vi siete mai chiesti perchè i lettori italiani non leggano la narrativa fantastica italiana mentre leggono avidamente quella di altri paesi? Vi siete mai chiesti perchè, oggettivamente, la narrativa fantastica italiana sia, quasi tutta, di scarso valore?
Guardatevi allo specchio e lo capirete.
Capito l'antifona? La narrativa fantastica italiana è di scarso valore, ve lo insegna lui come si scrive il fantasy! Permettendosi pure di farci della pessima ironia sopra. Lui un tempo era uno come noi, poi è finito in televisione e adesso può permettersi di insegnare a noi tutti cosa venda e cosa no, perché Giulio Mozzi, il suo guru, gli ha chiesto di scrivere sul suo blog dopo averlo rifiutato.
E dopo che ha cambiato genere.
Insomma: il giorno in cui vi curerete anche voi, come Falconi e Trucco, in cui smetterete di scrivere di quello che vi appassiona ma inizierete a scrivere di ciò che vende saremo forse degni di capire la filosofia di vita del genio.

Guarda com'è buffo! È sicuramente un ottimo scrittore. In Italia non recitano solo i comici?
Non finirò mai di stupirmi di quanto disprezzo sappiano riversarsi addosso gli italiani tra di loro. Non serve l'antifona del pizza, mafia e mandolino, perché l'unica cosa di cui sono capaci sono i cinepanettoni e i libri di denuncia.
Che nazione povera.
Che nazione morta.

Siccome non ho più voglia di sprecare il mio tempo con questa gente, domani o al massimo il giorno dopo io e il mio creatore inizieremo a esaminare le opere degli esordienti per il progetto che accantonai ormai ben due anni fa. Nel frattempo molti di voi saranno sicuramente migliorati, come abbiamo constatato di persona, ma inizieremo comunque con Zodd, su cui rimugino ormai da abbastanza tempo.
Pregheremo perché anche Zwei trovi la cura per non voler scrivere di gente che mena con gli spadoni e si butti sulle accuse di diffamazione e di furto di identità degli pseudonimi.

Sigla.


Into Darkness

No, non sto parlando di questo, ma lo preferirei di gran lunga.
Quello a cui mi riferisco è un buio diverso, un'oscurità che assume il sinonimo di oblio.


Climax o haiku?
Perché disseppellire il cadavere di una trilogia scomparsa dalle memorie dei più? Perché per un aspirante scrittore è molto meglio non dimenticare questo genere di eventi. O per meglio dire, di operazioni commerciali.
Non sono una di quelle pazze che vorrebbe portarsi a letto Adam Kadmon e che gira con la stagnola nella borsa, non parlo di complotti, parlo di tentativi di incursione nei generi più venduti da parte di scrittori che quei generi non li abbiano neanche mai sfiorati prima (tornando, per altro, sul giallo di Falconi "Gray" nominato ieri).
Buio è il primo libro della trilogia My Land (?) di Elena P. Melodia.
Riprendendo dall'articolo di Booksblog:
Buio, di Elena P. Melodia, è il primo volume della trilogia per ragazzi My Land. L’editore descrive My Land come un ciclo urban fantasy. A me, a dir la verità, leggendo la sintesi di Buio, viene più da pensare ad un thriller soprannaturale che a un romanzo urban fantasy. Comunque sia, Fazi sembra puntare molto su questo lavoro (l’interessante sito interattivo dedicato alla trilogia ne è senz’altro una prova)… ed io mi sono incuriosita…
C’è da dire che Buio non è soltanto un volume di inizio saga; è anche l’opera di quasi-esordio di un’autrice che, dopo aver lavorato per anni nel settore narrativa per ragazzi di una grossa casa editrice, ha deciso di intraprendere la carriera di scrittrice in prima persona. Questa è la storia che ci racconta: Alma è una diciassettenne bella ed intelligente. Va a scuola e conduce una vita apparentemente normale, con amiche e problemi tipici dell’adolescenza.
Elena P. Melodia, infatti, non è un'esordiente, ma lo pseudonimo di Elena Peduzzi. Io non ho niente generalmente contro gli pseudonimi e il motivo per cui in questo caso è stato utilizzato risulta più che evidente, ovvero il tentativo di non far associare quei testi al resto delle sue opere così come tornare al proprio campo dopo un eventuale, probabile fallimento.
Inutile dire che è quello che si è prontamente verificato.
Opere
Pesci volanti (con Pierdomenico Baccalario, Fanucci 2007)
Amaro dolce amore (con Pierdomenico Baccalario, Fanucci 2008)
Fino alla fine dei tuoi sogni (con pseudonimo Arianna Principe, Mondadori 2009)
My Land – Buio (con pseudonimo Elena P. Melodia, Fazi, 2009)
My Land – Ombra (con pseudonimo Elena P. Melodia, Fazi, 2010)
My Land – Luce (con pseudonimo Elena P. Melodia, Fazi, 2011)
Senso Zero (Einaudi Ragazzi, 2011)
Rachele la rossa (Einaudi Ragazzi, 2011)
Le Libellule – Quattro amiche in pedana (Tea, 2012)
Le Libellule – Cuori con le ali (Tea, 2012)
Le Libellule – Missione: vittoria! (Tea, 2012)
Milly Merletti. Sogni di moda - Ballando a New York (De Agostini, 2012)
Milly Merletti. Sogni di moda – Minigonna rock (De Agostini, 2012)
Milly Merletti. Sogni di moda – Principessa in jeans (De Agostini, 2012)
Milly Merletti. Sogni di moda – Il sogno di Romeo e Giulietta (De Agostini, 2013)
Milly Merletti. Sogni di moda – Il tesoro di seta (De Agostini, 2013)
Le Libellule - Quattro palle e un nastro (Tea, 2013)
Milly Merletti. Sogni di moda – Pizzi e sciabole (De Agostini, 2013)
Milly Merletti. Sogni di moda – Il ricamo di ghiaccio (De Agostini, 2013)
Come potete notare da soli le uniche quatto opere con pseudonimo sono la trilogia di My Land e il libro pubblicato con Mondadori. Segreto di Pulcinella? Sicuramente. Ma perché cambiare il nome se non il discostarsi nettamente da (sic) "Milly Merletti. Sogni di Moda"?
Operazione riuscita, dato che Gamberetta scrive il 7 dicembre 2009:
Autore: Elena P. Melodia, al suo esordio.
Perché parto prevenuta: la signorina Melodia sarà sicuramente un’ottima scrittrice – altrimenti come potrebbe essere stata pubblicata da una prestigiosa casa editrice? – ma non è capace di mettere assieme una descrizione decente.
Dato quanto la Gambera si documenta generalmente, mi fa pensare che all'epoca non fosse così chiaro e trasparente com'è invece oggi chi fosse la vera identità dietro lo pseudonimo.
Non ho nulla neanche verso chi scrive libri per bambini (tranne quando plagia), tutt'altro. Ma perché il signor Pierdomenico Baccalario ha pensato che una scrittrice di libri per bambini avrebbe potuto competere nel young adult?
Tra i commenti nella segnalazione di Booksblog di cui sopra compare questo commento a un certo punto:
Ciao Ayesha, ti faro' sapere… come urban fantasy c'e' anche Esbat di Lara manni, della Feltrinelli, uscito a Luglio. Ho mandato una segnalazione alla redazione, sperando ne parlino anche qui, e le facciano magari un'intervista#8 - Scritto il venerdì 2 ottobre 2009 23:50
Ovvero il prodotto di un'operazione identica da parte di Fazi Editore, il famigerato caso Lippamanni. Quanto è difficile credere che questo intervento sia davvero di una fan di Esbat e risulti invece, appunto, qualcuno che ha il dovere (lavoro) di fare promozione?
Il resto dei commenti non è certo lusinghiero. Parlano di un libro noioso, pesante, che ricorda Twilight e Death Note... un successone. Con queste premesse, però è stata stampata comunque la trilogia. Cosa che a G.L. fu negata, mentre Bryan di Boscoquieto dovette cambiare editore per pubblicare il terzo libro. Dubbi sulle analogie con Twilight?
Renesmee Carlie Cullen
Troppo bello buio!!!io spero ke ombra esca presto!!!se no finirò x imparare buio a memoria!!l'ho letto 5 volte in una settimana!!!!ma sapete almeno se esce prima dell'estate???please!!!!ciao kiss88 (bellissimo sito!!!)
Sempre ammesso che sia un vero commento, il nickname non lascia adito a dubbi su quale pubblico si puntasse per vendere questi romanzi. Quindi risulta evidente che la trilogia di MyLand sia stata costruita a tavolino per le tossiche lasciate in astinenza dalla Meyer. Considerando che persino il fenomeno Twilight si è sgonfiato, che fine doveva fare Elena P.Melodia, se non sparire dai radar, consapevole che nessun altro avrebbe comprato una cosa del genere?
Il rasoio di Occam, a questo punto, suggerisce che tutto questo sia stato fatto con premeditazione. L'esordiente Melodia avrebbe dovuto essere solamente una parentesi atta a battere il ferro finché è caldo, non certo un fenomeno duraturo.
La domanda è: al netto della crisi, come fa uno scrittore che si definisca tale ad accettare un fenomeno di ghost writing alla luce del sole?
Sicuramente è un caso raro. Giusto?

Forse no
E infatti:
Emma Romero è uno pseudonimo nato dalla passione per i romanzi di Philip K. Dick e i film dell'orrore. Dopo aver tentato inutilmente di diventare una musicista professionista, Emma ha appeso la chitarra al chiodo e ha iniziato a scrivere questo libro, che è il suo primo romanzo. Vive e lavora in Italia, a Milano.
Stando alle recensioni, Garden è un Divergent (Hunger Games del discount) del discount. Quindi la copia della copia, ovviamente all'interno della trama troviamo la musica perché Emma Romero è una musicista fallita e che quindi scrive di quello che sa. Giusto? Questo lo sapremo tra qualche anno.
Il motivo di tutta questa macchinazione editoriale?
Semplice. Se da una parte abbiamo i radical chic che escludono qualsiasi cosa perché nostrano, dall'altra abbiamo chi invece si prende di tutto solo perché italiano.
Nel caso della Melodia:
Ciao a tutti… Sinceramente devo ancora leggerlo……. Spero che mi piaccia anche perchè anche io l'ho comprato per dare una chance ad un'autrice italiana!!!! #28 - Scritto il martedì 29 dicembre 2009 16:43
Nel caso di Emma Romero, dal suo twitter:
Maestro Picollo ?@picollo_sandro  24 feb@maitemma io lo spero perché mi ha proprio appassionato!!! E poi è la prima distopia in Italia!!!
Questa è la fetta del mercato a cui è dedicato questo genere di operazioni. Se lo facciano perché così sperano che un giorno anche il loro manoscritto distopico finisca nelle mani giuste o meno (anche se è largamente probabile, e spiega il fenomeno Lara Manni: comprate, sostenete la vostra amyketta di Efp!). Del resto anche Fantasy Magazine conferma che:
Elena P. Melodia è la prima italiana che si cimenta in un genere normalmente appannaggio di scrittori anglosassoni.
Quindi autrice creata ad hoc, libro creato in laboratorio con l'equazione matematica "bait per bimbeminkia" e infine, cosa manca? Ovvio: il fattore "diventerà un film"!
Se qualcuno si prende la briga di comprare i diritti cinematografici di un'opera dev'essere per forza bellissima, no?
Ehm...
Nota: prossimamente, l’originale saga diventerà anche un film. L’intenzione è quella di farne un prodotto internazionale. D’altronde, i diritti editoriali per la trilogia (My Land, NdS) sono già stati acquisiti in molti paesi del mondo. Il potenziale, quindi… senz’altro c’è.
Parola di Booksblog, mica cazzi
E non solo sua. Affari Italiani dedica questo articolo alla faccenda (vi prego di notare la risposta all'ultima domanda posta dall'intervistatore. Evidentemente scrivere di "Gira la Moda" è solo sperimentazione).
Rovistando nel torbido si scopre che non è la prima volta che la tecnica venne utilizzata dal mondo editoriale:
Lo sceneggiatore Gianni Romoli torna all’horror con un soggetto tratto dal romanzo di Chiara Palazzolo Non mi uccidere (Piemme), i cui diritti cinematografici sono stati appena acquistati dalla R&C Produzioni, di Tilde Corsi e Gianni Romoli. Non mi uccidere, nel giro di poche settimane dall’uscita, è già diventato un piccolo cult, non solo tra gli appassionati del genere.
Horror Magazine
L'autrice è deceduta nel 2012, senza aver avuto la possibilità di vedere il film realizzato. Non esiste alcun "Non mi uccidere" su IMBD e Gianni Romoli nel frattempo ha prodotto e sceneggiato ben altro, stando alla sua filmografia.
Quindi cosa dobbiamo pensare di questa nota nella biografia di Falconi sul sito di Mondadori?
Francesco Falconi è nato a Grosseto nel 1976. Da sempre amante del fantasy, dal 2006 a oggi ha pubblicato quattordici libri.Vive a Roma. La saga di Muses, di cui sono stati acquisiti i diritti cinematografici, è edita da Mondadori.
Probabilmente che non lo vedremo mai.
Del resto Licia sta ancora aspettando il videogioco del Mondo Emerso, da cinque anni. Così come sta ancora aspettando di essere tradotta verso il mercato anglosassone; ho assistito in diretta alle spiegazioni sui motivi al Lucca Comics 2013. Pare che sia molto difficile farsi tradurre i libri in inglese, così come è difficile farsi realizzare un videogioco o un film.
Meanwhile in Poland...
E quindi?
La morale della favola di oggi è che un conto sono le parole, un altro i fatti. Diventerà un film/videogioco è una tecnica come le altre, per convincervi che effettivamente un libro abbia avuto successo.
Una tecnica hollywoodiana nonostante la consapevolezza diffusa che in Italia non ci siano premesse per questo genere di cose. Per avere un vostro film dovete scrivere una cosa come questa, ve lo dicono anche i giurati di quell'ammasso di concime che prende il nome di Masterpiece. Inoltre, anche la traduzione in mille paesi vuol dire tutto e nulla, visto che il "fallimento" di Dazieri (d'ora in poi lo chiamerò solo così) è approdato in Francia e Germania, con i risultati che il Duca sottolinea nel primo articolo citato.
Elena P. Melodia è tornata nel nulla da cui era emersa e, probabilmente, ha assolto al suo compito come stabilito, la sua trilogia è finita nel dimenticatoio e forse dovremmo metterci tutti a scrivere libri per bambini.

Non è una brutta idea. Lo fa anche Clive Barker.

Sigla.

The Cage

The dream is alive, I can run up the hills every night, go around and see another side of the tree.


Non lo nascondo. Quando questo blog nacque fu sulla scia dell'entusiasmo della blogosfera fèntasi italiana; avevo scoperto da un annetto, forse due, la Gambera che divenne una sorta di guru di tutti gli ipercritici lettori di letteratura di genere, nonché degli aspiranti scrittori con intenti seri.
Non sto insinuando niente: se non che la bambola meccanica ha un cuore che cigola per fantasy, sci-fi e horror, rigorosamente in quest'ordine, da quando fu creata dai folli esperimenti di qualcuno troppo sfiduciato dall'umanità e dalle sue debolezze.

Non avevo la pretesa di raccogliere proseliti e discepoli, non ho la simpatia di Zwei, non ho le capacità critiche di Gamberetta, non ho il fascino del Duca. Né sono esperta quanto loro nei rispettivi campi, tanto che il mio intento è sempre stato quello di imparare da loro primariamente. Lo facevo anni fa e lo faccio tutt'ora.

Perché torno dopo quasi un anno su queste pagine? E soprattutto: ho la pretesa che qualcuno se ne accorga? Direi di no. Non stimo di avere lettori affezionati che tornino a vedere di quando in quando se qualcosa si muove o se una mano spunti dal terreno, né ho la pretesa che qualcuno davvero si ricordi di questo angolino di rete.

Quello che mi spinge a tornare qui è la considerazione che, forse, non ho così poco da dire, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno qualcuno interessato a leggerlo.
Precisamente: la carrida bambola infernale è cresciuta.
O almeno così mi illudo che sia.

È stato un anno impegnativo, in cui ho lavorato molto su diversi aspetti. Alcuni risultati sono stati soddisfacenti, altri meno. Sono riuscita finalmente a fondare un mio gioco di ruolo (che poi ha anche chiuso, ma queste sono altre storie) un obiettivo che mi ero posta diverse volte in vita mia negli ultimi anni. Ce l'ho fatta. Questo è quello che veramente conta.
Ho imparato dal tovarish Stanlio il suo motto: "No matter. Try again. Fail again. Fail better."
O più precisamente:
All of old. Nothing else ever. Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.
Worstward Ho, Samuel Beckett
Ho fatto mio questo motto.
Sono migliorata sotto molti aspetti: sono una cosplayer più esperta e ho capito che è davvero la comunità di gruppo ciò che rende interessante un'esperienza del genere (non date retta alla brutta gente) nonostante in molti continuino a considerarci con la compassione che si riserverebbe a dei poveri minorati mentali, sono un'aspirante scrittrice più consapevole dei suoi limiti e dei propri mezzi che ha capito che davvero il suo interesse non è la pubblicazione ma cosa venga pubblicato, mastico un po' di linguaggi di programmazione.
Non ho solo creato, però. Ho anche distrutto.
A causa mia (la vicenda è documentata nelle puntate precedenti del blog) il forum di Massacri Fantasy ha dovuto spostarsi. Perché? Perché l'autorevole, bravissima scrittrice Chiara Stivala nel frattempo ha mosso mari e monti perché era stato detto che il suo libro fosse poco più che una tegola da tirare in testa a poveri spagnoli ignari del pericolo.

In molti consideravano Chiara "Kya" Stivala come un fenomeno di costume molto divertente, ma la realtà è che Chiara Stivala non era altro che la punta dell'iceberg. In un anno ho avuto modo di vedere e leggere cose che gli umani possono perfettamente capire, ma di cui io ancora non mi do una spiegazione.
Ovviamente il resto che sto per dire mi farà passare per la solita rosicona invidiosa perché io non ho pubblicato un capolavoro come il loro ™.
Pace: ho imparato da tempo che non posso scansare questa etichetta se non facendo la simpaticona della cumpa che non sono e non ho mai imparato a essere.

Il Mondo Letterario

Ritengo che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana a mettere in correlazione tutti i suoi contenuti. Viviamo su una placida isola di ignoranza nel mezzo del nero mare dell'infinito, e non era destino che navigassimo lontano. Le scienze, ciascuna tesa nella propria direzione, ci hanno finora nuociuto ben poco; ma, un giorno, la connessione di conoscenze disgiunte aprirà visioni talmente terrificanti della realtà, e della nostra spaventosa posizione in essa che, o diventeremo pazzi per la rivelazione, o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo.
Il richiamo di Cthulhu, H.P. Lovecraft
Sante parole.

I testi degli esordienti scrittori, fantasy e non
Alla fine, come tentavo di fare da due anni, sono riuscita a partecipare al torneo letterario IoScrittore. Sono quindi riuscita a terminare la bozza di un romanzo, un obiettivo che mi ero posta tante volte ma che non ero mai riuscita a portare a termine; ci è voluto il pungolo di una scadenza per farmi dannare il creato. Se sia un buon scritto o meno non è rilevante: l'ho portato a termine.

E ho avuto modo di leggere gli incipit inviati di quindici aspiranti scrittori quanto me, maschi e femmine, di età diverse probabilmente. I generi erano quelli da me scelti, fantascienza e fantasy, con due o tre testi noiosissimi di narrativa generale. Noiosi per me in quanto non mi interessa quel genere di narrativa, ma indubbiamente scritti con un livello superiore a qualsiasi fantatrash Zwei si sia letto negli ultimi anni.

Allora cosa c'è che non va?

Cosa mi ha fatto sprofondare nel nichilismo più buio?

Questo.


Una delle due è "la nuova stella del fantasy italiano"

Elena Cabiati partecipò al torneo di IoScrittore due anni fa. Il suo testo, La Viaggiatrice di O, ricevette dei commenti abbastanza buoni da portarla tra i trenta finalisti, anche se non è risultata tra i dieci testi vincitori; la Mauri Spagnol ha notato la sua storia e ha deciso di pubblicarla in edizione cartacea con la casa editrice Nord.

A rileggere l'articolo che avevo dedicato al suo romanzo, potrebbe sembrare che io ce l'abbia con la signora Cabiati. Non è così. Ritengo che abbia ideato dei personaggi stereotipati e, senza giri di parole, stupidi, così come penso che la trama scelta sia il modo peggiore di veicolare il preciso messaggio che stando a illustri interviste si era posta, ma il problema in tutto questo continua a non essere lei. Quello che io mi chiedo è cosa ci possa essere stato di tanto interessante ne "La Viaggiatrice di O" da aver spinto qualcuno a pubblicarlo ed esporlo nelle librerie.

Se Sandrone Dazieri ammise il suo fallimento con Wunderkind, credo che la Nord potrebbe tranquillamente dover fare altrettanto con questo libro. Gli articoli e le recensioni su internet si contano sulle dita di una mano, non c'è alcuna traccia di fandom, non si è più sentito nominare questo testo dal 2012. Sembra che me lo ricordi solamente io.



• Che cosa è andato storto?

È semplice: La Viaggiatrice di O non ha nessuna caratteristica per essere memorabile. Non lo è la storia, non lo sono i personaggi e non c'è nessun mondo alternativo da ricordare, visto che si tratta piuttosto di uno urban fantasy sui generis.

La vera domanda da porsi è: davvero non c'era alcun testo migliore di questo da pubblicare nel genere fantasy in più di mille scritti? O ancora: chi e perché ha pensato che questo libro fosse non dico bello, ma almeno commerciale?


• Davvero questo libro non interessa a nessuno?
Su IBS ha tre recensioni abbastanza irrilevanti (una è 5/5 da qualcuno che lascia praticamente il pieno a qualunque libro capiti sotto mano, un altro 4/5 elargito in undici parole di cui una anche grammaticalmente sbagliata e un 4/5 che inizia così: "Come al solito mi sono fatto invogliare dalla copertina del bravissimo Paola Barbieri nell'acquisto del libro...").
Ha poche recensioni e nessuna di loro entusiasta. Una la accosta a Muses e direi che a questo punto sia evidente l'influsso dell'intervista doppia di MarieClaire da cui è tratta l'immagine sopra, senza considerare che sotto alla recensione si trova un'altra intervista all'autrice il che lascia molto ben sperare sull'oggettività. Altre recensioni più veritiere sono quelle dei blog L'Inchiostro di Alice e La Biblioteca di Eliza, entrambi deduco tenuti da due lettrici target di riferimento dell'opera di Elena Cabiati.

Dunque, Galatea è la nostra protagonista e non mi è piaciuta particolarmente. Ho trovato ben poca originalità sia nella sua descrizione fisica sia nel suo carattere, mi sa di già visto. I suoi genitori sono spariti chissà dove nello spazio-tempo e si ritrova da sola: un classico. Il suo potere è gigantesco, ancor più di quello che lei stessa pensa: strano. E ovviamente non è una ragazzina che si piega alle regole, brava e buona ma è una testa calda, fa solo quello che ha voglia di fare e quando vuole, per lei le regole non esistono e si sente superiore a tutti: un altro classico. Mi è sembrato che il suo carattere ricalchi molto quello di Nihal della trilogia delle Cronache del Mondo Emerso di Licia Troisi. Anche lei allergica alle regole, crede solo in se stessa, non si fida di nessuno e mette sempre a repentaglio la sua stessa vita pur di non seguire nessuno. Non ho trovato una particolarità all'interno della sfera emozionale di Gala, mi è sembrata solo una copia di altri eroi di cui ho già letto. Assomiglia molto a Nihal e a Harry Potter: da entrambi prende chiaramente l'enorme potere, la lotta soli contro il mondo e il ruolo di predestinati. Ha molta rabbia dentro di sé e moltissima arroganza: in generale non amo i personaggi arroganti e troppo spavaldi, li trovo ridicoli.
Il tutor di Gala è Kundo, un tempo molto amico dei suoi genitori, che è una via di mezzo tra il nano di Ido (sempre delle Cronache della Troisi) e il Gran Maestro Yoda di Guerre Stellari. Riluttante all'insegnamento come il primo e saggio e potente come il secondo. Kundo non ha un gran spessore psicologico e di lui si conosce ben poco, a parte qualche fatto che viene raccontato. Non ho trovato coinvolgente nemmeno lui e tanto meno il ragazzino della bottega di Melchiorre che, a quanto pare, avrà un suo ruolo della battaglia. Per adesso è messo lì un po' a caso, con pochissimo bagaglio.
La trama è buona ma, come tutto il resto, è poco originale. Ho trovato alcuni spunti interessanti ma non sono stati sviluppati a dovere. Lotta tra il bene e il male, personaggi che dovrebbero essere buoni hanno cattive intenzioni e personaggi che sono stati cattivi per anni diventano buoni per amore (Piton?), sacrificio estremo del protagonista, solite cose.
Il lettore si trova subito in mezzo alle vicende senza quasi nessuna spiegazione e il retroscena dei personaggi si dipana mentre la storia prosegue. Ammetto che un po' di curiosità viene creata soprattutto perché il background si confonde sempre, a volte sembra una cosa e altre volte sembra il contrario.
Non un disastro completo quindi. Per motivi risibili Elena Cabiati è stata intervistata con Francesco Falconi, in quanto entrambi i romanzi "si svolgono in buona parte all'interno di scenari che ci sono familiari, in Italia", ma il libro della Nord non ha minimamente la fama di Muses. È davvero colpa del marketing diverso, delle capacità artistiche straordinarie di Francesco Falconi o c'è qualcosa di ancora più complicato alla base sulla disparità?
Per puro masochismo ho controllato la parabola ascendente di Francesco Falconi nel mondo dell'editoria. Come tutti sappiamo ha iniziato con la trilogia di Estasia edita da Armando Curcio Editore, poi è passato alla trilogia di Prodigium per la Asengard Edizioni e dopo Nemesis è finito tra le braccia di Piemme con dei romanzi per ragazzi e Muses per la Mondadori.
Che differenza c'è tra Muses e La Viaggiatrice di O? È molto semplice.
Il sottogenere.

Muses è infatti un paranormal romance.

Shaiya, italian edition
Non è una mia invenzione: è la Mondadori stessa che lo categorizza così nel catalogo della collana di appartenenza dei due libri, Chrysalide, in cui vi prego di notare la quantità incredibile di paranormal romance rispetto agli altri.
Amore, emozioni, emozione, sentimenti: sono parole che dovrebbero essere tassate per legge e sono certa che un simile provvedimento risolverebbe tutti i problemi economici della nostra gloriosa patria. È inutile negarlo: il mercato è letteralmente invaso da questo genere, declinato in ogni salsa possibile. Chiunque non apprezzi la fiumana di melassa che esce dalle fottute pareti è morto dentro. Essendo io una cigolante bambola meccanica, me lo posso anche permettere.
Da un'intervista alla Cabiati:
Come mai non hai inserito, come fanno molti, una storia sentimentale intrecciata alla storia? 
A dire il vero non lo so. Non penso mi interessasse e neppure a Gala, per ora. Desideravo scrivere una storia dove le protagoniste fossero la fantasia, l’avventura e la magia. I grandi modelli a cui mi ispiro sono La storia infinita, Il signore degli anelli e La bussola d’oro. Inoltre devo ammettere che non apprezzo molto questa commistione tra narrativa fantastica e romanzo rosa, trovo che sposti completamente l’attenzione e che abbassi il tono generale dei romanzi. Per di più la mia protagonista ha quattordici anni e l’amore a quell'età è “il primo”, grande e indimenticabile, ma fatto di piccoli gesti, di sguardi e di cose non dette, molto difficile da tratteggiare con la giusta dose di poesia. Forse le capiterà di innamorarsi, ma qualsiasi cosa accadrà sarà un filone secondario allo svolgersi di un’avventura più grande.
Quindi Muses ha venduto solo perché è paranormal romance, ha copertine acchiappa bimbe con i capelli antigravità degne di un Sayan ed evoca il sacro spirito dell'arteH?
Io questo non lo so. Forse però bisognerebbe chiedersi come ci sia finito Falconi a scrivere paranormal romance partendo da Estasia e Prodigium. Una folgorazione sulla via di Damasco? Una maturazione interiore? O una precisa "spinta"?
Dio non voglia che Francesco, un amante del fantasy quanto noi, si sia tramutato da sognatore a mercenario, chi mai oserebbe insinuare una cosa del genere? Anche Multiversum di Patrignani è stato categorizzato sotto paranormal romance. Sapete chi non c'è lì?
Ursula K. Le Guin, Suzanne Collins e persino, sì, la Liciona nazionale. Rimasta coerente con se stessa, o al personaggio costruitole addosso a suo tempo, non ha mutato maschera dagli esordi.
Del resto quella di Falconi potrebbe essere solo una deviazione dal percorso di uno scrittore che ha voglia di sperimentare. Come prova il suo Gray(?). Quando un libro smette di essere un horcrux del proprio autore e si ritrova con un cuore di plastica?

Mondadori è una catena di montaggio, può piacere o meno. Una macchina efficiente, che spiana la concorrenza sia in ambito nazionale che internazionale. Se altre case editrici sono costrette ad ancorarsi al colpo di fortuna, così fanno la Fazi con Stephenie Meyer e la Nord con Andrzej Sapkwoski, la Mondadori può permettersi di raccogliere qualcuno dal fango, ripulirlo e muovere l'ennesimo giocattolo di stagno.

Sto parlando anche di questo
Ricordo Barbara Baraldi ai tempi in cui rispose sul forum di Massacri Fantasy; da allora di strada ne ha fatta. Scrive per Mondadori per cui ha pubblicato due volumi di una trilogia su Scarlett e altri due di Striges. Non apprezzo quello che la signorina Baraldi scrive, non scrive del genere che debba piacere a me, ma ha un seguito. Ha recensioni, fans, twilighters proprie.

Attenzione agli spoiler seguenti
La saga di Scarlett, in cui un'umana si innamora di un mezzo demone, un testo che ho trovato atroce per la melensaggine nero di seppia che emana da ogni pagina del volume, è stata interrotta per Striges, un'altra probabile trilogia in cui una strega si innamora di un inquisitore. No, non voglio saperne nulla di più, grazie.
Ma esistono altre cose per cui sarei disposta a far(mi)e del male.
Il mondo degli esordienti è più genuino di questo? Probabilmente.

Non apprezzo chi si apre una Casa Editrice in cui poi espone anche i propri testi (bravi tutti, direi), non apprezzo pubblicazioni di cui non capisco il senso, e attenzione: non parlo di complotti governativi come l'inspiegabile uscita della trilogia di Unika che può essere giustificata solo dal fatto che i rettiliani volessero che Allibis ci parlasse di Agharti, ma di testi che mancano completamente il bersaglio nonostante una buona casa editrice, tuttavia preferisco libri scritti e pubblicati con case editrici minori a fenomeni che, a volte, sembrano creati a tavolino per fare cassa. Come le Spice Girls.
Se la domanda del giorno è: quale grande CE ti ha ignorato o rifiutato la risposta è "nessuna" e al torneo non ho idea se il mio testo passerà alla semifinale o meno; quello che ho realizzato è il fatto che finire in libreria accanto a nomi sconosciuti ai più come Warrior di Antonio Lanzetta non mi darebbe alcuna soddisfazione.
Non è quello che cerco, non è quello che voglio.

Se poi dovessi finirci e fossi soddisfatta di quello che ho scritto, tutto di guadagnato. Tuttavia sì, me lo sono chiesto: e se fossi al posto di Elena Cabiati come mi sentirei?
Non tutti possiamo seguire le orme di Licia Troisi. Perché ammettiamolo: nessuno di noi vorrebbe aver scritto i suoi libri, ma il suo destino non è dei più infami e non sto parlando a livello economico. Come qualcuno di più autorevole di me ha sottolineato:
Può piacere o non piacere, ma Nihal è ormai parte della Storia del Fantasy italiano. Le sue avventure insensate a base di catapulte che seguono la traiettoria del volo dei draghi per abbatterli (quasi meglio dell’artiglieria contraerea della Seconda Guerra Mondiale), foreste pietrificate piene di frutti commestibili, draghi che si comportano come cavalli selvaggi in attesa dell’eletto del momento a cui permettere di cavalcarli  e tante, tante, TANTE lacrime sono entrate nella storia.
Tutti gli aspiranti scrittori del web hanno voglia di migliorarsi. Tutti sanno di non essere il nuovo Barker o il nuovo Gaiman (cit.), né è augurabile un giorno essere paragonati a qualcuno, dato che non c'è nulla di più fastidioso. Nessuno di noi ha l'illusione che un giorno vivrà di rendita di diritti d'autore e potrà permettersi di fare quello che vuole impunemente (dite pure ciò che volete, ma non esisterà mai colore sufficiente a sottolineare quel "Aiutato da un gatto capace di prevedere il futuro"), avere la possibilità di scrivere ed essere davvero apprezzati per questo, indipendentemente che sia un vasto o un ristretto pubblico è però l'aspirazione di tutti quanti.
C'è chi ci riesce, chi no.

C'è chi sfonda a diciotto anni e scompare, chi è benedetto da una lunga carriera, chi ancora riesce a pubblicare in tarda età quando chiunque avrebbe perso le speranze.
Ma le chiacchiere stanno a zero. Dov'è Chiara Kya Stivala oggi?
Dov'era un anno fa, suppongo. Non ha pubblicato più nulla, ha cambiato nickname in ƒrëëmönt, la pagina del libro non viene aggiornata da più di un anno e rimane impegnata nelle lottery dei vari forum che segue, nonché in contest poetici di gusto discutibile.

Dove sono io? Sono sempre qui. Eppure fisso gli scaffali della libreria con lo sguardo disincantato di chi ha sbirciato verso i bastioni di Orione. Non è un punto di arrivo, è un punto di inizio.
Pensate di dover mangiare caramelle tutti i giorni. Possono essere anche le vostre caramelle preferite ma, oltre alle conseguenze per la salute, prima o poi vi verrebbe la nausea; ogni lavoro è così, quello dello scrittore non fa eccezione. Allora perché così tanta gente vuole scrivere e pubblicare in Italia, al punto da arrivare a pagare cifre non certo irrisorie?

Risposta: in alto a destra, proprio vicino a Salvatore
Priva della rabbia giovanile e dell'acredine che rischia di corrodere i miei meccanismi, posso dire di non credere tutti gli editori parte degli Illuminati che complottano per boicottare i bravi scrittori, così come al contrario non credo che chi esprime una critica motivata lo faccia per invidia. Credo di aver trovato quel sano equilibrio che c'è tra illusione e Mistero. Perché gli esordienti non vengono pubblicati? Perché non scrivono abbastanza bene, perché ciò che scrivono ha difetti. Ciò che è in commercio ne è privo allora? Tutt'altro.
Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco mi piacciono? No.
G.R.R. Martin scrive meglio di me? .
Certo, è il "grazie al cazzo" moment. Ma così come Martin scrive meglio di me, probabilmente lo fa anche Elena Cabiati. È una buona motivazione per arrendersi? Manco per sogno.
Sono disposta a migliorare, studiare come ho fatto negli ultimi anni. Leggere, scrivere e rileggere ancora, accettare i consigli e le critiche. Sono pronta a mettermi in discussione imparando da chi è venuto prima di me, ma sarò pronta a scrivere un paranormal romance di quelli che piacciono tanto alle regazzine, in cui una sirena si innamora di un demone del fuoco?

Ne dubito fortemente.
Prima di saper creare la meraviglia negli altri, si deve ancora essere in grado di meravigliarsi da soli. Di credere in ciò che si scrive; i miei reni metallici stanno bene dove sono, non li baratterò per un nome in mezzo agli altri.
E dopo questa inutile incursione nel mio cuore a manovella, magari nei prossimi giorni sarà il caso di parlare di qualcosa di più interessante, come i libri veri, i trailer interessanti e riportare in auge la tradizione promessa tempo addietro.
Chissà quanto durerà questo mio ritorno al blog e se riuscirò a fare tripletta e tenere anche questo impegno con costanza. Per oggi il sermone è finito, potete andare in pace.

Ah già.
L'assassino è il maggiordormo. E la Lipperini è Lara Manni.
Avevo ragione io. Non è Miss Veronica Ciccone, dopotutto.¹

¹ Questa la capirà solo chi ha assistito allo scannatoio con L.M. all'epoca delle insensate crociate contro Massacri Fantasy.

Sigla.