The Wayfarer

Home is where the way is, my road goes on forever, one more voyage to go

Ho una confessione da fare, una sorta di segreto di Pulcinella sospeso sulla mia testa meccanica come una spada di Damocle: come tutti gli aspiranti scrittori di genere fantasy sogno di pubblicare con la casa editrice Nord.
Perché?
Perché questa casa editrice nacque per diffondere il fantastico in un paese che non lo considerava, né considera tuttora, un degno genere letterario a maggior ragione dopo il baby-boom degli anni zero.
In Italia il fantastico non avrà mai una sua dignità, nonostante oltre i confini fantascienza e fantasy siano riconosciuti come letteratura.
Draghi e fatine.
Roba per bambini.

Ma noi ingoiamo e andiamo avanti, con spalle larghe ed else di spade che spuntano da queste. Perché basta sentir nominare la Terra di Mezzo, leggere di Rivia, ripensare persino al Mondo Emerso perché quel mondo di carta si animi di colori intorno a noi.
E questo in parte lo dobbiamo anche la Nord, con i suoi scivoloni quando capitava, ma con una crociata eroica che oggi rischia di perdere.
Di questi giorni la notizia che Armenia stia chiudendo i battenti. Da tempo sappiamo che la Nord ha allargato gli orizzonti, arrivando a comprendere anche questo.

Non ho ancora inviato niente alla Nord, perché nonostante mesi di intenso lavoro con il Dottore non ho ancora terminato la stesura di quello che sarebbe il mio primo (e ultimo?) romanzo. Ho preso parte al Torneo Letterario IoScrittore per sapere se l'idea potesse piacere a qualcuno. E c'è qualcuno che ha seguito questa via ed ebbe fortuna.
Ho già parlato, e non in termini lusinghieri, de La viaggiatrice di O.

Ne parlai nel 2012 e da allora sparì dai radar. Non se ne sentì praticamente più parlare, quindi perché accanirsi sui cadaveri? Perché rimane comunque un caso interessante nel panorama nostrano. Una casa editrice scommise su una esordiente. E quella scommessa fu persa.
La casa editrice Nord si fiderà mai più di una manovra del genere?
Intendiamoci, il libro di Elena Cabiati non è peggiore di molti altri. Non è una schifezza, è un'opera ingenua i cui difetti saltano all'occhio immediatamente. A distanza di due anni, tuttora non capisco l'azzardo della Nord e temo che sia un mistero destinato a rimanere insoluto.
Ma ci sono anche delle certezze.

Indovina l'autore? È facile facile...
La Nord credeva in questo libro. Non c'è altro modo di pensarla: ingaggiarono Barbieri e si rivelò una mossa lungimirante. Paolo Barbieri, come tutti sanno, è lo storico illustratore che ha fatto la fortuna di Licia Troisi e mi sento di aggiungere viceversa. Il connubio funzionò benissimo: entrambi ottennero una notorietà immediata, una coppia-bomba.
E infatti la maggior parte dei commenti sul libro in questione che si leggono su internet contengono una falsariga delle seguenti parole:
Ciao Elena… Innanzi tutto vorrei complimentarmi con te perchè mi è piaciuto molto il tuo discorso. Sei stata sincera al 100%, anche nel dire cose poco “popolari”. Io ho letto la viaggiatrice di O poco dopo averlo visto per la prima volta in libreria. Mi ha colpito la copertina, e spinto dalla voglia di provare qualcosa di nuovo ( e perchè no, felice che per una volta si trattasse di un’autrice italiana) l’ho comprato. 
Dal blog di Elena Cabiati
Oppure, su Ibs:
Enrico (25-05-2012)
Ottimo debutto per Elena Cabiati. Come al solito mi sono fatto invogliare dalla copertina del bravissimo Paola Barbieri nell'acquisto del libro, l'Editrice Nord non sbaglia un colpo sula grafica. Il libro dopo qualche capitolo iniziale di "riscaldamento" diventa interessante la trama comincia a mostrarsi unica e originale per luoghi e personaggi. Le descrizioni fluide e approfondite ma senza ulteriori e inutili dilungamenti che spesso sfociano nella noia. Il romanzo è imprevedibile e mantiene suspence fino alla fine dando nulla per scontato. Se devo trovare un pelo nell'uovo, troppe pagine bianche a mo di capitoli e carattere sempre toppo largo. Consigliato!

Voto: 4 / 5

La copertina, l'autrice italiana e il fatto che fosse ambientato in una città del nostro paese. Questi sono gli elementi de La viaggiatrice di O che hanno fatto breccia sin dall'inizio nei lettori.
A distanza di due anni dall'uscita è l'autrice stessa a raccontare la sua esperienza sul proprio blog:
Il secondo romanzo invece sta lottando dimenandosi come una furia. Lotta nella mia mente per trovare una forma. Lotta contro la quotidianità che gli mette i bastoni tra le ruote. E lotta contro lo stesso mondo editoriale da cui è nato il precedente: le edizioni Nord non lo pubblicheranno. Non ora almeno, e forse (ma credo che potrei anche togliere il forse) non lo pubblicheranno mai. Perché? Perché in un periodo di crisi non c’è posto per le mezze misure. Mi spiego meglio, in qualche cosa bisogna eccellere; se avessi scritto un capolavoro con molta probabilità non avrei questo problema. Non lo avrei nemmeno se avessi scritto una fetecchia dal punto di vista letterario, ma estremamente accattivante per la moda del momento. E tanto meno se fossi stata un’ottima promoter di me stessa. Ma la verità è che La Viaggiatrice di O è stato il mio primo romanzo, carino, divertente, ma non certo ancora un capolavoro; la verità è che pur rientrando a pieno titolo in un genere, La Viaggiatrice voleva essere almeno un po’ originale e mi sono molto irritata quando ho letto la quarta di copertina in cui, per catturare un po’ di pubblico, si faceva un ammiccante riferimento a una scuola di streghe (pressoché inesistente nel romanzo) che strizzava l’occhio a Harry Potter & co . Così alla fine La Viaggiatrice è risultata simpatica, curata nella forma e nello stile, ma fuori moda… Le streghe andavano tre o quattro stagioni fa, poi è stata la volta dei vampiri, ora trionfano gli angeli e nel frattempo si è riusciti anche a riesumare zombi e licantropi. Ad una presentazione una ragazzina mi si è avvicinata e mi ha chiesto: “Che cos’è la protagonista?” ci ho messo qualche istante per capire la domanda, poi ho risposto “Una strega”. E lei se ne è andata con un libro di vampiri erotomani sottobraccio. Nulla contro morti viventi di vario genere, ma non sono il mio tipo.
Dunque critica e autocritica. Il libro non è un capolavoro, cosa che confermo, così come confermo che non inserisca in nessuna moda del momento. Condivido un po' meno il rovesciare la colpa sulla Nord: la scuola di magia c'è eccome ed è presentata sin da subito, dalle prime pagine. È la scuola di magia che dà ordini alla protagonista, Gala, che le assegna le sue missioni e quant'altro. Per quanto non sia assolutamente un ambiente predominante alla Hogwarts, dire che la scuola di streghe non ci sia è quantomeno poco credibile.
Non condivido neanche la questione del fuori moda: il problema de La viaggiatrice non è essere fuori moda, è essere fuori target. È troppo semplicistico anche per ragazzine, è un romanzo direttamente per  bambini e così andava categorizzato. I siparietti della protagonista e del maestro sembrano usciti da un manga e rischiano di essere molto poco apprezzati in un mondo in cui il fantasy si fa sempre più cupo, darker and edgier, specie da una casa editrice che pubblica Paul Hoffman e vanta Andrzej Sapkowski come punta di diamante.

Il dizionario alla voce "Darker and Edgier"
Tuttavia, Geralt si presenta da solo. Paul Hoffman ha dalla sua di essere straniero, Elena non ha avuto appigli. Avrebbe dovuto difendere con le unghie e con i denti la sua posizione, lottare all'ultimo sangue, questo glielo concedo.
Forse la Nord ha pensato troppo presto che il cavallo su cui aveva puntato stesse zoppicando e non ci ha neanche provato a risollevare le sorti di quest'opera prima. A nulla sono valse le recensioni entusiastiche e che oggi uno scrittore debba essere anche un personaggio rimane un dato di fatto.
Deve avere un tratto distintivo, personaggi memorabili, emergere dalla massa insanguinato e vincitore. Oggi, per essere scrittore, bisogna combattere e a volte le parole non bastano.
Che fatica. Ora mi tocca imparare la lezione: scrivere un capolavoro, avere un’idea nuova e travolgente, scrivere qualcosa di commerciale e diventare un’esperta di marketing. Non sto scherzando. Molti colleghi arricceranno il naso, ma chiedo loro di notare che come prima cosa ho detto “scrivere un capolavoro” o almeno avere l’ambizione di provare a farlo. Questo credo ancora che dovrebbe essere il sogno di ognuno di noi: creare qualcosa di bello. Ma anche le altre lezioni sono importanti. Seguo in silenzio (l’ho detto no? sono timida e sto zitta) le polemiche degli ultimi giorni su un romanzo uscito da poco. Seguo in silenzio e cerco di imparare. Stimo le buone idee anche se sono commerciali e di marketing, perché ci vuole intelligenza, creatività e coraggio anche a trovare quelle (e io non le ho avute…). E non mi permetto di fare i conti in tasca su nessuno, perché rischiare su sé stessi è ammirevole più di usare gli stessi soldi per una vacanza o una macchina nuova. Se si trattasse di un avvocato che investe denaro per aprire il suo studio nessuno avrebbe nulla da obbiettare, ma essendo tutti “artisti” sembra disonorevole sporcarsi le mani con la pubblicità… Per quanto riguarda il contenuto del libro e la parte stilistica e creativa, non posso dire nulla e nulla dirò, non avendo letto il libro. Ma chapeau per l’intraprendenza.
Credo che qui stia parlando proprio di Elisa S.Amore, che, com'è noto, fece proiettare il booktrailer del suo libro autopubblicato in alcuni cinema prima del film Twilight. Ed ebbe evidentemente buoni risultati se la Nord decise di ripubblicare il suo libro. Buon per lei, chiaramente, ma va sempre ricordato anche il target per cui si scrive. E credo che, forse, il primo passo sarebbe chiarirsi bene in testa quale sia, perché credo che le azioni di marketing debbano essere mirate in modo oculato. Quelle che funzionano con i bambini non vanno per gli adolescenti, quelle per adolescenti rimangono indifferenti agli adulti.
Queste ammissioni sono comunque degne di ammirazione e di rispetto.
Sono anche riflessioni utili a chi, se mai dovesse avere una simile occasione, non voglia ritrovarsi con il culo per terra prima ancora di cominciare. 
E confido che anche la Nord abbia imparato che chiamare qualcuno "la nuova stella del fantasy italiano" e chiamare Paolo Barbieri non basti a farne una profezia auto avverante.
Non sono invidiosa di Elena Cabiati. Lo sarei, forse, se avesse avuto il successo che si augurava, così come non ho motivo di rallegrarmi dell'ennesimo tentativo del fantastico che va a vuoto. Sarebbe un atteggiamento incoerente da chi invece ama il fantasy e spera che, prima o poi, anche nella nostra nazione venga osservato un po' meglio di un chewing gum calpestato che dà solo fastidio sotto la suola a ogni passo.

Qualche mese fa, Elena Cabiati ha pubblicato sul suo blog un capitolo anteprima del seguito che sta scrivendo e lo trovate qui.
Ognuno è libero di trarne le considerazioni che preferisce, non ho intenzione di fare paragoni con il primo libro né di commentarlo in alcun modo.
Mi auguro davvero un giorno di poter leggere un libro di Elena Cabiati e dire "Mi piace!", mi auguro di poter leggere commenti che non inizino con "sono stato attirato dalla copertina" e mi auguro che deviantart si riempia delle fanart di Gala.
Perché un mondo in più che affonda nel mare insidioso del fantasy è un pezzo che perdiamo, un rifugio che non si può raggiungere. È una perdita per tutti noi, una porta sbarrata. Ma c'è sempre tempo e il viaggio è lungo, per tutti noi.

C'è posto per tutti sui rami dell'Yggdrasil, anche per chi non sa o non crede di meritarne uno.

Yggdrasil, Tree of Life by Alayna


A proposito: scopro solo oggi che Elena Cabiati, oltre alle recensioni positive, nel suo blog aveva inserito anche la mia, negativa. Tanto per ribadire che la classe non è acqua: http://elenacabiati.com/recensioni/


Quindi, per quanto mi riguarda, giù il cappello meccanico verso autori con questa umiltà e capacità di accettazione. La signora Cabiati si merita tutta la fortuna del mondo e le auguro di trovare un buon editore per il seguito, perché la correttezza personale viene prima delle capacità relazionali.

Credo che molti di noi dovrebbero prendere esempio.
Io, se dovessi un giorno avere la fortuna di incappare in una simile occasione, sicuramente lo farò.

Nightwish.

2 commenti:

  1. Ammetto che, per come era nata la saga, ero rimasta piuttosto infastidita, quindi mi ero tenuta alla larga da tutta la faccenda (anche se avevo seguito i tuoi post a riguardo). Ora, invece, sono stata piacevolmente colpita dalla presa di coscienza e dall'umiltà dell'autrice. Ad averne di autori così!
    Ho letto l'estratto del prossimo volume e... mah. Tu che segui la vicenda: sai per caso se quel brano era passato sotto un editor? Non mi pronuncio sulla trama, perché non ne so abbastanza, ma lo stile... :-/ E mi spiace, visto che l'autrice sembra persona di buonsenso.
    V

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    1. Non credo sia passato sotto alcun editor. Al momento sta buttando giù la prima stesura, deduco che proverà a cercare un editore e il lavoro di editing sarà fatto lì. Devo dire che penso che, con una pubblicazione della Nord alle spalle, non farà tanta fatica a trovare un editore più piccolo eventualmente per poter poi risalire la china. Bryan di Boscoquieto è scivolato da Newton Compton a La Corte (che preciso: sembra un editore dignitosissimo, ma non ha ovviamente la stessa potenza distributiva), stessa sorte del seguito de La Profezia di Arsalon.

      Quindi, secondo me un editore lo troverà mandando in giro, esordire con Nord rimane comunque un biglietto da visita notevole.

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