Disillusion's Reel

Losing what when there is nothing much to gain?

I guerrieri sono stanchi.
Cosa avranno mai pensato nel bel mezzo della guerra dei Trent'anni?
Perché sto ancora combattendo? Per chi?

I loro nomi non rimarranno nella storia, ci saranno i nomi di Re e uomini che probabilmente non avranno versato neanche una goccia del proprio sangue.
Eppure, a soffrire e morire sono loro. Loro, che saranno divorati dalla storia.

La disillusione che serpeggia nella blogosfera italiana ormai è un dato di fatto.
Questi due blogger si sono decisi a passare a espatriare o passare a versioni multilingue dei loro blog, perché l'Italia è piena di troll e clueless:
Altri, invece, manifestano la loro disillusione in un canto del cigno, come M.G. Prometheus.
Io sono una bambola meccanica, senza illusioni da disilludere e senza cuore organico. Il mio cuore si può fermare, ma riparte con un giro di molla.
Non mi aspetto che la situazione italiana migliori, ho visto il web masticar ee risputare Gamberetta senza alcuna pietà, tanto che, a causa dei troll, ha dovuto inserire la moderazione dei commenti.
Tanto che, nel suo articolo Nascita del Marciume, dichiarava:

Ho deciso di non occuparmi più di narrativa fantastica italiana. Settimana prossima recensirò Il Silenzio di Lenth (EDIT: recensito), e sarà l’ultima recensione in ambito italiano. Ci ho pensato a lungo e non vale la pena che ci perda altro tempo, così tanto tempo.
Il livello medio del fantasy italiano è spazzatura. E negli ultimi due anni è andata sempre peggio. Oggi, un romanzo orribile quale Nihal della Terra del Vento è a tutti gli effetti uno dei migliori fantasy italiani in circolazione. Senza ironia. Licia Troisi che tanto sbeffeggiavo è tra gli autori più bravi. Questo può dare un’idea di come siamo caduti in basso.
Non si può darle torto.
Io e lei abbiamo opinioni contrastanti in alcuni punti, sicuramente poco apprezzo il modo in cui sia stata accolta come un Messia a suo tempo ma questo non è colpa sua, e non è invidia: è la dimostrazione pratica che sviluppare un senso critico negli altri è difficile.
Molto più facile aderire acriticamente a un personaggio carismatico come il suo, o al contrario sbeffeggiarla e dileggiarla sulla base di chi possa essere lei, anziché affrontare apertamente le sue idee.
Ho ammirazione per Gamberetta e la sua opera, per la sua convinzione e il suo coraggio, al di là che poi nei contenuti siamo o meno in accordo.
E condivido anche quanto segue il trafiletto di cui sopra:
Tuttavia…
Tuttavia a me non piace neanche l’altro atteggiamento, quello di alzare le spalle, dire: “Siamo in Italia” e lasciar correre. Io sono orgogliosa di essere nata in Italia e non farei cambio con nessun’altra nazione. Mi fa enorme rabbia vedere come siamo ridotti male, almeno nell’ambito che io conosco e che mi interessa. Questo sito è nato proprio in risposta a una situazione di ignoranza e disonestà divenuta intollerabile.
Quando il Premio Urania – forse il più prestigioso premio per la narrativa fantastica in Italia – viene assegnato a un romanzo che più che un libro è una pila di cacca è inutile voltarsi dall’altra parte: la puzza ti raggiunge lo stesso.
E questa è anche la mia posizione.
Io non sono un tentativo di emulazione di Chiara/Gamberetta, né di nessun altro, non sono un suo malriuscito clone né un'aderente alla sua setta, ma, per quanto con le mie limitate capacità, voglio continuare a provare.
Qui, in Italia, dove sono stata creata.

Dove ci sono dei veri talenti, anche se si affannano a nasconderli bene sotto le pile di merda.

L'Italia di oggi
Un paese in cui Edizioni XII è stato costretto a chiudere, così come tempo prima la Asengard, entrambe santificate perché pubblicano nuovi autori (ed essendo il blog PIENO di autori emergenti, è chiaro il motivo per cui venga tanto celebrata).
Un paese in cui, anche volendo, non si può ignorare la spesa di risorse per Unika, la Saga di Amon e quant'altro. Si può giustificare, FORSE, l'uscita di un libro come La Viaggiatrice di O, ma non si può assolutamente pensare, su qualsiasi livello, che Unika possa essere più che un rigurgito di pattumiera satura.
Senza citare il sempreverde Re Nero di Menozzi.
La prima storia fantasy che ha come protagonista assoluto un eroe di colore.
Sito di Mark Menozzi
All'estero non ce l'hanno la merda? Sicuramente. Tra le tante pubblicazioni ci sono anche la saga della Meyer, importata in Italia dalla Fazi (che ha pubblicato anche l'aborto di cui sopra, a voi le debite conclusioni), diciamo che in una metafora biblica l'Italia di oggi è sia Sodoma che Gomorra; nessuno nega che la coprofagia letteraria sia un morbo diffuso. Nessuno nega che chiunque possa avere il giusto successo, con un marketing adeguato.
Quello che si imputa all'editoria italiana è di elevare a scrittori meritevoli e di qualità chi non lo è. Facciamo un paragone con la situazione mondiale e parliamo ancora una volta della Regina incontrastata del Fantasy Italiano. Quanti premi di rilevanza internazionale ha vinto? Eppure, i suoi libri sono stati tradotti in molte lingue.
Andrzej Sapkwoski non ha vinto premi di prima grandezza ma:
Sapkowski ha vinto nel 2003 due premi spagnoli Ignotus: il premio per la miglior antologia con la raccolta Il guardiano degli innocenti (Ostatnie życzenie), mentre Muzykanci (I musicanti) ha vinto il premio per il miglior racconto di letteratura straniera.
Wikipedia 
Dai suoi testi sono stati tratti un videogioco, The Witcher, che ne ha permesso la diffusione internazionale, un telefilm e quant'altro. Anche ammesso che il Mondo Emerso faccia schifo (in realtà non è così: è inaccurato, senza logica, stereotipato, ma non è peggiore di tutto il resto del panorama come sostiene anche Gamberetta) perché mai in Italia ancora non abbiamo avuto delle proposte serie di questo tipo?
Eppure, stando alle dichiarazioni ufficiali le saghe del Mondo Emerso hanno un seguito senza precedenti, il che motiva ristampe ed edizioni in volumi unici di notevoli dimensioni. Sicuramente con un gioco o un telefilm ben fatto dovrebbe avere il suo successo assicurato, no?
L'unico pallido tentativo, il fumetto, è stato un disastro.

Fail
E questa non è che la punta dell'iceberg. Quanti dei lettori italiani che non siano invischiati nella blogosfera hanno mai sentito nominare Wu Ming?
Quanti conoscono Altieri per le sue opere e quanti invece lo usano come bersaglio delle freccette per l'unicorno aggiunto all'epopea martiniana?
A dispetto del divertimento pubblico su web, quanti conoscono G.L. D'Andrea?
Quanti conoscono Gianluigi Zuddas o Andrea D'Angelo?
La Troisi ha poco di che piangere. In fondo, è una delle poche che viene nazionalmente riconosciuta come scrittrice, nel bene o nel male che sia, rimane la punta di diamante del fantasy made in Mondadori, se poi ha attirato i fan che non voleva - e ne dubito - allora non ci sarà mai fine alle lacrime.
Ne ho avuto l'esempio questo Natale: un ragazzo, che legge molti fumetti e gioca parecchio ai giochi di ruolo, nel momento di dover regalare un romanzo fantasy ha scelto I Regni di Nashira perché "non avrebbe saputo cos'altro scegliere". Questo è stato il colpo di grazia per la mia fiducia nell'umanità: nonostante non fosse affatto estraneo al genere, nonostante sapesse che Licia Troisi pubblica narrativa sotto la sufficienza, ha scelto quello "perché non sapeva che altro scegliere".
Quindi, se ne deduce che l'editoria italiana si autoalimenta sulla circonvenzione di incapaci e sfruttando l'ignoranza altrui, anziché dedicarsi agli appassionati, cosa che non farà MAI aumentare gli appassionati, lasciando la vera letteratura fantasy in un limbo e generando vagonate di sporcizia che continuerà a insudiciare sempre di più il nostro di mondo emerso.

Come potrebbe qualcuno non perdere la speranza?
A che serve studiare, documentarsi, leggere, recensire, discutere, se questi sono i risultati? A che serve la lotta contro la disinformazione e la cattiva narrativa?

Siamo tutti stanchi.


Every time I try to understand
The meaning hiddendep into my heart
I crumble down the taste of losing all
Is always bitter when I sip from my cold blood
 
Losing what when there is nothing much to gain?
Stop yourself and have a thought
Watch your life
 
Mother Earth is there, emotionless to your eyes
You can love her sons, but at the end you´re all alone
Come and dance this reel, disillusion´s for real
Stop yourself for god´s sake, try to
take a look at yourself
 
How can you pretend of having my faith
Of gaining all the respect and
the love that I can give
I even hardly believe in myself
Where is the tunnel white, they told me of?
 
Losing what when there is nothing much to gain?
Stop yourself and have a thought
Watch your life
 
Mother earth is there, emotionless to your eyes
You can love her sons, but at the end you´re all alone
Come and dance this reel, disillusion´s for real
Stop yourself for god´s sake, try to
take a look at yourself

Sunshine

Per chi ancora difende a spada tratta il film di Danny Boyle:


Slackerz

Bibbia del Fantasy

Manicheismo? Moralità ed etica tagliate con il coltello? Assenza di una zona grigia (che poi avrei da ridire anche su questo visto il personaggio di Madmartigan)? Be’, anche se fosse: chissenefrega. 
Chissenefrega di questa fissa del realismo e degli antieroi e degli eroi con dubbi e menate e dei cattivi che forse sotto sotto sono buoni e dei buoni che forse sotto sotto sono cattivi. Chissenefrega di questo costante tentativo di confondere le acque e di dare un tono “adulto” e “profondo” a storie che sono metafore e allegorie e simboli senza tempo, chissenefrega di questa fissa per la moralità e per i Grandi Temi, di questa continua rincorsa all’approvazione di chi con il fantasy non vuole avere niente a che fare. Chissenefrega, in definitiva, di far assomigliare queste storie, le nostre storie (fiabe, leggende, viaggi dell’eroe, epiche, avventure, chiamatele come volete) a un cazzo di film di Gus Van Sant. 
Andatelo a dire a Beowulf, che non si fa abbastanza menate e non lo vediamo mai dipinto nell’intimità del suo focolare a riflettere sul mutuo da pagare perché lui è come noi. 
Dite a Ulisse che la smetta con le crociere nel Mediterraneo, a noi interessa di più sapere che fatica a pagare l’IMU del palazzo e ha dovuto smettere di comprare i croccantini per cani della Alma Nature perché costano troppo.  
Raccontate a Conan che dovrebbe fermarsi più spesso a riflettere sulle conseguenze delle sue azioni e che il suo atteggiamento verso le donne è retrogrado e decisamente anti-femminista.  
Su, fatelo, andate, la strada è di là. E lasciateci da soli con il fantasy, quello vero. E non rompete.
Il Vangelo secondo Stanlio Kubrick, i400calci 
Recitatelo a memoria ogni mattina.
Pentitevi, o fatevi lapidare da una pioggia di tomi di Arsalon.
Non mi interessa. Ma non ci rompete oltre le palle.

All you need is love

It's easy.


Bookclub: romance con gli occhiali

Finché ho tempo, carica e voglia, devo sfruttare l'opportunità. Rivangando nella rete alla ricerca di recensioni per La viaggiatrice di O, mi sono imbattuta nella discutibile intervista operata da Valentina, titolare della libreria Lupo Rosso di Torino.
Memore di averla già incontrata da qualche parte, sono tornata su alcune puntate del bookclub telematico che avevo conosciuto grazie a una segnalazione di Ewan sul suo blog Il Sociopatico.
La segnalazione è QUI.
Il video, invece, è questo.


Un Bookclub è, come dice la parola stessa, un circolo o gruppi di persone che si riunisce - o come in questo caso si collega a Skype - per recensire o parlare di un determinato libro.
Usando le parole di una delle coinvolte:
Abbiamo deciso di riprendere il format di Vaginal Fantasy Hangout di Felicia Day e di creare la prima versione italiana dello stesso, parlando forse non di libri propriamente vaginali (contenenti una forte storia d’ammmmmore), ma quasi.
Personalmente, toglierei il quasi.
Prima di tutto: chi sono queste persone che ci parlano di libri? 
  • Daniela "QueenSeptienna" Barisone
Fa parte della redazione di Scrittevolmente, di cui è anche creatrice, un blog di letteratura e scrittura con il lodevole intento di neutralità, pertanto le recensioni che vi si trovano possono anche essere discordanti tra loro, anche sullo stesso libro.

La sua presentazione è:
Pseudo-scrittrice di pseudo-steampunk, ha creato Scrittevolmente per parlare di libri ed editoria in un modo che piace a lei. E’ diversamente ironica, litiga spesso con le persone, stupendosi ancora di quanta demenza ci sia in giro. Però si diverte.Con Ilovebooks ha pubblicato Automatismo Meccanico.
Con Lite Editions ha pubblicato Cronaca di un tradimento30 scatti di lancetteDi tentacoli e braccia di ferro e Mutant Domination.
Il racconto Il prigioniero è presente nell’antologia 365 racconti erotici per un anno e il brano Sufficit Animus nell’antologia 365 racconti sulla fine del mondo, entrambe edite da Delos Book.
Con EDS sono usciti due racconti di fantascienza, Il senso della vita e Loro, nella collana Scritture Aliene.
Con Ciesse ha pubblicato il racconto Vedo la gente morta nell’antologia D-Doomsday. Con la Sogno Edizioni ha pubblicato l’ebook Il ginepro.
Questo è il blog, dove si possono notare una certa adorazione per i Green Day. E, oltre che scrittrice di racconti, lo è anche di fanfiction.
Nulla contro le fanfiction, sia chiaro: del resto l'editoria italiana ci ha mostrato come possano diventare un successo editoriale no? Sì, sto trollando Lara Manni (che sarebbe ormai ora di chiamare col suo vero nome) e la Fazi, ma non il mondo - a me alieno e sconosciuto - delle fan fiction.
Denota una, mai nascosta, propensione al genere romance. Mi chiedo allora come mai nei video sia così reticente a farne aperta ammissione (nell'ultimo episodio del Bookclub afferma "prenderò il secondo solo per vedere come va a finire"...), anche se effettivamente ha ammesso senza remore di aver comprato il secondo romanzo di genere chick-lit, sequel del recensito Non morta e nubile.
Nell'episodio 6, recensione di A nudo per te, afferma di averlo recensito solo come regalo di Mondadori, ma di avergli dato tre stelline perché meglio delle solite cinquanta sfumature. Fingiamo di crederci? Anche no.

  • Valentina Di Martino
Ha aperto con Paola Boni una libreria a Torino. Vi lascio cinque minuti per riprendervi dalla notizia. Chi è Paola Boni? Ecco qua.
Da questa intervista, veniamo a sapere che:

DomandaCom'è nata la libreria Lupo Rosso, qual  è la sua offerta e qual è il bilancio di questi anni di attività?
Paola: La Libreria Lupo Rosso così com'è oggi, nasce durante un barbecue a casa di alcuni amici. Tra un bicchiere di vino e l’altro io e Valentina abbiamo deciso di unire la nostra comune passione per i libri e di entrare in società insieme, trasferendo la libreria da Padova (città nella quale avevo aperto la libreria un paio d’anni prima) a Torino.  Tra i nostri scaffali è possibile trovare qualsiasi tipo di romanzo di genere fantasy, horror e thriller, dal piccolo editore difficile da reperire di solito nelle librerie ai titoli più blasonati, nonché gadgets e oggetti di artigianato legati al fantastico. In questo primo anno di attività torinese abbiamo avuto un buon riscontro da parte di molti appassionati del genere e pian piano stiamo ampliando il nostro giro di clientela, cosa che, in un periodo comunque difficile come questo, ci fa ben sperare per il futuro.
Da quel che si deduce dai video, Valentina è una grande appassionata di urban fantasy, il che mi fa ulteriormente indispettire per il trattamento che ha inflitto al genere nella famigerata intervista con Elena Cabiati.
Non è l'unico video che si trovi su YouTube. Questo in particolare mi ha fatto accapponare la pelle: un incontro al Lupo Rosso con la stessa Paola Boni (tra l'altro, scopro che le riprese di quel video siano fatte da Madsem, da me conosciuto ai tempi di QNEJ: ciao sono quella che mangiava le cannucce al cioccolato. Il mondo è davvero piccolo, come canta Zazu).
Io non so se Valentina sia davvero convinta di quello che dice, o se invece faccia determinate affermazioni perché ha un'attività da mandare avanti e una collega di un certo tipo; nel secondo caso, non è meglio di nessuna casa editrice maggiore che mente per mandare avanti i propri affari. Nel primo, viviamo su due mondi diversi: non concepisco che una libraia assecondi l'ignoranza degli scrittori che fanno le loro presentazioni.

Eh va beh.
  • Paolo Cecchetto 
Non ho idea di chi sia, ma mi piacerebbe essere illuminata. Vorrei capire come sia finito in questa spirale di Book-romance, ma trovo una fortuna che ci sia, perché tende a puntualizzare ciò che generalmente non viene sottolineato dal resto della compagnia.


  • Cristina Battaglino
Anche su di lei si trova poco sulla rete.

Nonostante le mie remore, ecco gli episodi usciti sinora:
  1. Episodio 1 - Multiversum
  2. Episodio 2 - Warm Bodies
  3. Episodio 3 - Il bacio di mezzanotte
  4. Episodio 4 - Non morta e Nubile
  5. Episodio 5 - Kayla 6982
  6. Episodio 6 - A nudo per te
Se riuscirò a ricordarmene, finché durerà li segnalerò in tempo. Resta comunque un modo più divertente di altri di passare un'oretta, e magari avere un'idea di cosa leggere (o non...).


La Viaggiatrice di O

Avrei voluto lasciar passare del tempo, avendovi già deliziati con Hunger Games per oggi, ma sono abbastanza certa che mi sarei dimenticata tutto in brevissimo tempo, forse non sarei arrivata a domani.
Quindi:



Trivia: Paolo Barbieri avrà esultato quando gli hanno affidato la copertina de Il drago di ghiaccio? In caso, avrebbe avuto poco di cui esultare.

Recensione breve: La viaggiatrice di O è un Harry Potter ambientato a Torino, uno Young Adult con target dai sei anni in giù.
Scritto male? No.
Merita il nostro imperituro disprezzo? No.
Storia ridicola? Sì.
Siparietti imbarazzanti? Sì.
Personaggi irritanti? Sì.
Vale il vostro tempo? No.

Vediamo cosa ne dice la critica nostrana, prima:
Mi sembra una proposta abbastanza interessante, con una trama tutt’altro che ordinaria che mi incuriosisce, nonostante il mio essere poco avvezza al genere fantasy. Non ci resta che attendere il 10 Maggio (data d’uscita) per scoprire se si tratterà di un futuro best seller.
Dust Pages in Wonderland 
Spoiler: no.
La viaggiatrice di O dimostra come il panorama del fantasy italiano sia sempre più vivace e florido con le case editrici specializzate nel genere che stanno puntano sempre più su scrittori italiani.
Libreria Fantasy 
Io inizierei a prendere le pulsazioni al fantasy italiano: non mi sembra stia poi tanto bene.

Cari lettori, care lettrici, il suo nome è quello di una ninfa del mare, ma non fatevi ingannare: Galatea, la protagonista de La viaggiatrice di O, romanzo d’esordio di Elena Cabiati, è tosta. Ma soprattutto è una strega potentissima, su cui incombe un destino da conoscere e da comprendere. Questo perché la magia, prima di essere uno strumento di potere, è uno strumento di accesso alla conoscenza di se stessi e del mondo. E a sua volta, la conoscenza, diventa possibilità di esercitare la magia.
Diario di Pensieri Persi 
Se da bravi lettori smaliziati sentite fetore di Mary Sue, you know you're right.
Insomma, avete capito, la solita bloggheria appiccicaticcia.
Indovinate gli unici che vanno contro corrente chi sono?
I kattyvi invidiosi.


Immergiamoci nella magia... no, non ce la facciamo. Frughiamo nella fanghiglia, un po' meglio.

  • Incipit

Non è proprio il massimo.

Quella mattina il sole che sorgeva dietro le colline di Torino era fatto di una sostanza organica, rossa e crudele, che tingeva il cielo di scuro invece di illuminarlo.
Il caldo era insopportabile. La città sembrava non doversi risvegliare mai, sprofondata nell’afa, assopita in un malsano torpore innaturale.
Si lascia leggere, in ogni caso, nulla di sconvolgente. L'iperaggettivazione, per fortuna di tutti, finisce qui. Ma inizia il problema del Punto di Vista, che cambia a seconda dell'esigenza per tutto il prologo:
Il viso della donna era sudato, il corpo era rigido eppure scosso da brividi e tremiti come se dentro di lei ci fosse un uragano che stava distruggendo i suoi organi, la sua carne. La donna aprì gli occhi per un attimo, per fargli capire che era cosciente: Sabel sapeva cosa le stava accadendo, sapeva che stava morendo e che la sua bambina sarebbe morta chiusa dentro di lei, uccisa da quello stesso corpo che doveva darle la vita. Era terribile. Eppure quella consapevolezza era forse la loro unica speranza.

«Sabel, ascoltami, so che stai usando tutte le tue forze per mantenerti in vita, ma tu sola puoi capire qual è la causa di tutto questo, devi sprofondare in te stessa, analizzare il tuo corpo. Da dove viene la malattia? Aiutami, ti prego.»

La donna strinse la mano dell’uomo, il suo volto si contrasse ancora di più e il suo corpo fu percorso da un forte tremore. Per un attimo il monaco temette che quell'ultimo sforzo l’avrebbe uccisa, poi si accorse che lentamente lei stava riuscendo a prendere il controllo su se stessa. Accadde qualcosa di  incredibile, come quando si attraversa un uragano e si entra per pochi istanti nell’occhio del ciclone, dove tutto è immobile e quieto.
Annoso problema del PoV, l'occhio dovrebbe essere quello del ciclone (i risultati di google mi portano tutti al libro di Patrick White), il prologo intero presenta il primo dei problemi del libro: va bene che è un Young Adult, ma perché tutti i personaggi devono comportarsi come se fossero appena usciti da un cartone animato?
Riassumendo: la donna sta morendo. Per tutto il prologo non si capisce in che epoca si possa essere, si parla di incantesimi, vecchi monaci, donne che muoiono di parto, pertanto ci si aspetta di essere come minimo prima dell'era moderna. Qual era il motivo per cui la donna non poteva almeno provare a partorire in ospedale? Non esistono i maghi-medici per i poveri maghi torinesi?
A ogni modo, per qualche motivo madre e figlia stanno morendo, pertanto la madre si sacrifica per la figlia, perché lei sa e non c'è altro da fare. Tempo che la madre sia spirata, il padre fa irruzione e la riporta in vita con un incantesimo proibito.
Poi, tutti insieme, scappano. E siamo solo all'inizio (sono cinquantaquattro capitoli. Temo che dovrò spezzarla in più parti, o forse a un certo punto mi romperò gli ingranaggi e taglierò corto).


Capitoli I - V
Gala sentì una mano pesante batterle sulla schiena, trasalì temendo di essere stata colta in flagrante e si voltò con lentezza; era solo un buttafuori, basso ma molto                muscoloso e pelato, con una testa incredibilmente rotonda. Si limitò a dirle che era troppo piccola per entrare e che lo era anche per andarsene in giro da sola di notte. Lei annuì, sorrise e mentì, dicendo che era uscita con i suoi genitori che la stavano aspettando poco lontano. Il buttafuori sporse leggermente il labbro inferiore, con un’espressione incredula e buffa che le ricordò quella del bambolotto con cui giocava da bambina. 
Gala tirò su la bici che aveva abbandonato malamente per terra, lanciò un ultimo sguardo al locale e pedalò via.
Al di là dei tre, uno più inutile dell'altro, avverbi modali (avete mai visto una testa normalmente rotonda o un labbro inferiore sporto pesantemente?), avete visto bene. Solo due parole: discorso indiretto.
Questa è una nuova frontiera del raccontato, che fa riferimento direttamente alle mie antologie delle elementari (la scrittrice insegna lettere alle scuole medie secondo Fantasy Magazine, nevermind) tutto il resto del breve capitolo introduttivo non comprende altre occasioni di dialogo.
I dialoghi arrivano dopo e la situazione, ahimè, no: non migliora. Come vi ho già detto, i personaggi sono macchiette che si muovono come farebbero i protagonisti di un episodio delle Winx: sia la quattordicenne che gli adulti urlano, sbattono pugni sul tavolo, tutto in quella che in un contesto normale sarebbe una semplice conversazione.
E Galatea è una delle più detestabili e insolenti ragazzine mai esistite sulla faccia del globo terracqueo. Come se non bastasse, tra i suoi doni annovera il più pericoloso di tutti per uno scrittore fantasy: la preveggenza.
«Hai solo quattordici anni, sei poco più di una bambina.»
La ragazza si spostò di lato per impedire alla mano molliccia della donna di toccarle di nuovo la coda di cavallo. «Perché allora mi avete chiesto di lavorare da quando ne avevo dieci? A quel tempo vi serviva il mio potere… Cos’è? Adesso vi dà fastidio?»
Corinna stava per riprendere la parola, ma Maestro Saul la precedette: aveva ancora abbastanza saggezza per sapere che, se volevano convincere la ragazza ad accettare quell’ordine, era meglio che non fosse Corinna a impartirlo. «Gala, abbiamo ricevuto molte lamentele. Le altre streghe dicono che usi metodi folli, hai già rischiato di farti scoprire più volte e non riesci mai a evitare di strafare.»
«Strafare? Solo perché aggiungo un po’ di fantasia al mio lavoro? I miei sono colpi di genio. È sempre andato tutto bene, no? Ho risolto più casi io di tutti gli altri viaggianti messi insieme.»
Mi sto già grattando le mani, e me le spellerei a forza di sberle su questa creatura infame, sibilla e predestinata. Gira che ti rigira, le dicono che deve scegliersi un tutor. Indovinate chi sceglie? Casualmente, proprio il mago che tentava di salvare sua madre nel prologo.
Salto il motivo abbastanza assurdo per cui lo sceglie e la relativa trasgressione di qualsiasi basilare nozione di Butterfly Effect, che a quanto pare per i viaggiatori non esiste. In effetti, Galatea è un'Alexia Galaxia in erba.

Facciamo una conoscenza più approfondita del mago Kundo, che è, senza esagerare, Mago Merlino della Disney. Giuro. C'è anche l'Higitus Figitus a un certo punto, e questo ve lo devo mostrare:
«Dove stai andando?» chiese la ragazza.
«A casa tua, no?»

«E tutte le tue borse?»

«Sei o non sei una strega tanto potente da far venire il mal di pancia a Saul? Pensaci tu! Non perdiamo altro tempo.» Mentre si voltava, le rughe di Kundo stavano circondando un sorriso sornione. Trotterellava agile e veloce, canticchiando.
Gala sollevò un sopracciglio guardandolo allontanarsi. Controllò di non essere vista e mise una mano nella tasca della sua minigonna gialla, la allargò con le dita e disse solo una parola: «Dentro!»
Tutte le valigie obbedirono all’ordine, si rimpicciolirono e piroettarono nella sua tasca. Un istante dopo Gala era un passo dietro Kundo e camminavano insieme verso casa.
E poi c'è anche il Pulitudo omnia fetentia (... sigh), come se finora non fosse tutto già sufficientemente imbarazzante. Già, perché a Mago Merl Kundo non sta bene rimanere in una casa disordinata e fetida, e le ordina di metterla a posto. Lei ci mette così poco che ci si chiede perché non lo faccia sempre (a quanto pare questa magia non ha controindicazioni), senza contare che esistono due entità che infestano la casa della ragazza, che si occupano di preparare arrosti di patate ma se ne fregano di tenere in ordine, per motivi non ben precisati dato che non hanno una mazza da fare giorno e notte.

Capitoli VI - X

Dopo un'interessantissima descrizione del guardaroba caotico e dell'aspetto della protagonista, che quantomeno non ha solo gli occhi grandi di troisiana memoria, ma anche le orecchie a sventola, c'è un flashback appoggiato lì senza nessuna delicatezza, che ci fa vedere come anche da piccola, Sabrin Galatea si riempisse i biberon da sola e se lo facesse anche arrivare.
Anche i genitori riconoscono che è una maga potentissima, non solo per essere una bambina, ma in generale.
Si cambia PoV: si ha quello di un tassista-comparsa che passava di lì e non si vedrà mai più e finalmente il main villain che si rivela. Siparietto triste con il tassista che pensa sia un serial killer perché ha una valigetta e un falcetto d'oro addosso, villain che invece dentro la valigetta ha un uovo che frantuma e da cui esce una creatura demoniaca dai vaghi tratti dei succube serpentina. Lingua biforcuta e so on.
Il negromante vuole fare anche di Galatea una negromante così ordina a Nag alla Regina dei Serpenti (che a quanto pare sta pure nel Necronomicon; non è una mia invenzione, c'è scritto lì) di corromperla e portarla al lato oscuro della Forza.
Segue siparietto in cui si scopre che, guarda caso, quel vecchio sciroccato era pure lui un enfant prodige ai suoi tempi, e che tutti i maghi istintivi sono pure ottimi schermidori, di base.

«Vuoi darmi lezioni di scherma?»
«Come te la cavi?»
La strega gettò in aria il mandarino, la spada sibilò di fronte a lei disegnando una specie di stella e otto spicchi perfettamente tagliati e sbucciati caddero ai suoi piedi. «Ti basta, nonno?»
«Immaginavo che fossi brava. La maggior parte dei maghi istintivi lo è. Io stesso sapevo maneggiare spade e coltelli fin da bambino. Vediamo se sei un buon avversario.» Kundo si mise in posizione di attacco. «Dove hai imparato?»
«Non ho imparato, lo so fare e basta», rispose la ragazza, masticando uno spicchio di mandarino e mettendosi a sua volta in posizione.
«Come la magia, vero?»
I due maghi iniziarono a duellare lentamente, a piccoli tocchi, per saggiare la rispettiva abilità.
«Sì, esatto.»
«Fino a quando pensi che durerà?»
Kundo diede una stoccata più forte, ma Gala la parò senza problemi.
Anacleto is not amused.
L'unico termine comprensibile è stoccata. Per il resto, un giorno capirò come abbia fatto a disegnare una stella nel mandarino con un solo colpo; probabilmente anche Ghemon era un mago istintivo.
Vi risparmio il resto di piroette e colpi del tutto generici, ma segnalo che stranamente allo scadere dei diciott'anni Galatea si libererà dall'imposizione del Direttivo dei Maghi. Piccola parentesi: Kundo (con un nome così era piuttosto ovvio) ha imparato quel colpo da un samurai. Che gli ha insegnato a duellare con una spada normale, suppongo, non è specificato che genere di spada sia. E ricorderei che è partito con un affondo, quindi dubito che gli stesse insegnando con una tipica arma orientale di un dai-sho.
Non voglio infierire oltre, ma qui siamo al livello del bitch, please.
Il nome di Kundo compariva nei libri sulla storia di O quale eroe di numerose imprese compiute fino a dieci anni prima. Poi più nulla, solo una breve nota che lo annoverava nella lista dei sospetti traditori – collaborazionisti dei negromanti – e ne decretava l’interdizione da ogni missione. Nessuna spiegazione.
Quindi, Malocchio Moo Kundo sta discutendo animatamente con il Maestro Saul, Direttore. Questo consente a Galatea si scavare nella sua mente tramite le doti telepatiche, e non si tratta solo di scavare. No. Un vero e proprio legilimens, che le consente di attingere ai ricordi. Segue, scena di tribunale magico su per giù identica a quelle Rowling-style.
Degno di nota: c'è una donna di colore di nome Mama Soup!

E poi... e poi questo.

Il direttore fece finta di niente e lo osservò sprezzante. «Voglio che sia chiaro: questa è l’ultima possibilità che avete, sia tu sia lei.»
Estrasse da un cassetto un plico di fogli e un grande libro dalla copertina rossa che nascondeva al suo interno un computer portatile ultraleggero. «Tenete, non ho intenzione di sprecare altre parole con voi due. Qui dentro ci sono tutte le informazioni di cui avete bisogno per compiere la vostra missione, consegnalo a Gala, quando avrà ripreso le forze, saprà come usarlo. Ora sparite. Se fallirete, a te, Kundo, toglierò ogni potere e diverrai un misero vecchietto inutile, e poi vincolerò Gala con una maledizione tanto forte che dovrà obbedirmi per sempre. Voglio essere sincero: spero che falliate.» Saul sorrise arcigno e schioccò le dita.
Esatto.
Vengono nominate sfere armillari a caso (Licia non l'avrebbe compiuto questo sacrilegio, è chiaro) quando Kundo dice che un tempo viaggiavano così (probabilmente ci nasconde anche un passato da Rocket Man), ovviamente, come ogni persona sana di mente farebbe, non leggono le loro istruzioni, lo faranno dopo, "se hanno voglia".
Dementi.
Persino Calliopes, l'intelligenza artificiale del notebook ultraleggero che Kundo lancia qua e là come un frisbee, osa lamentarsi e a quanto pare conosce due o tre pirati informatici che le devono dei favori... io francamente non voglio saperne niente di niente.
Per chi avesse dubbi: Galatea ha anche apportato delle modifiche al software di Calliopes. Strano che non abbia qualche handicap, sarebbe stata l'informatica perfetta (Patrignani docet).
E a questo punto... I DUE NAVIGANO NELLA RETE COME IMPULSI ELETTRICI. L'ho detto, ora mi sento meglio. Scivolati in zona Matrix quasi senza accorgersene, c'è pure un refuso di stampa, perché evidentemente né Elena né editor sanno come si scriva Tomb Raider corretto. Amen.
Ovviamente il tecnico che li sta aiutando è un giapponese, e mi sono molto sorpresa che non avesse una macchinetta fotografica in mano per ritrarli appena arrivati. Comunque, don't worry: l'inchino lo fa.
E ovviamente, come da intervista a fine recensione, è un piccolo pervertito della peggior specie (ma non ci sono dojinshi di mezzo, si limita a vestirla come Lara Croft. Apriamo la parentesi geek: perché diavolo a un giapponese dovrebbe piacere tanto Tomb Raider?
Vorrei segnalare alla signora Cabiati che sarebbe bastato chiedere a un suo qualsiasi alunno per sapere che Tomb Raider è della Eidos Interactive, un'azienda britannica. Questo non toglie che lo stereotipo giapponese in questione possa apprezzarlo, ma sicuramente ha una miriade di scelte più moderne e attinenti. Fosse stato un coreano probabilmente l'avrebbe trasformata in un personaggio di Soul Calibur, immagino.
Chiusura parentesi.

A questo punto Kundo, resosi conto di essere il tutor di una povera imbecille, la trasforma in sardina per punizione esemplare. E lui la lascia lì a languire con la sensazione di soffocamento fino a che non sente più nulla, un trattamento che va contro i diritti umani. Anche lui proprio una cima non è.



Capitoli XI - XVI



Per qualche arcano motivo, Galatea da un corsetto e una gonna capisce di essere nel Settecento. Boh. Ad accoglierla Edgar, un fantasma che incarna alla perfezione lo stereotipo scozzese, e scopriamo che avere rapporti con lui rischia di farla radiare per negromanzia; le cose vanno sempre meglio. Inoltre a quanto pare l'Inquisizione si è trascinata fino al Settecento, viene da chiedersi come mai esistano ancora maghi vivi.

La parte ambientata a Venezia è una puntatina veloce a Extremelot.
«Che palle!»
«Come, scusa?»
«Ho detto "che palle"!»
Se c’era una cosa che Kundo non sopportava era il turpiloquio. E non certo perché fosse un moralista. Per lui le parole erano magiche: a ognuna di esse era legato un potere più o meno forte, e chi era in grado di utilizzarle nel modo giusto possedeva la capacità di piegare il mondo al proprio volere. Per quello detestava il turpiloquio inutile.
Lezione noiosa da Wikipedia sulla Scuola di San Rocco veneziana, con fetido et terribile infodump, a un certo punto Corinna fa una cosa ma il punto di vista è di Gala che non è neanche presente. Il caos.
Corinna è una Mangiamorte o un allievo Sith, a seconda delle preferenze, ed è chiaramente alle dipendenze del main villain, come si era capito dal capitolo due per chiunque abbia un minimo di deduzione. C'è un momento Nihal in cui Gala non vuole ma sta per piangere, seguito dal momento idiozia in cui urla in pieno mercato che farà chiamare dei maghi mentre due pagine prima le è stato detto di stare attenti che c'è l'inquisizione. E lei è in spalla a un fantasma.
Sto morendo dentro, davvero.

Anche Lien, la succube-serpente può leggere nella mente altrui, lo possono fare praticamente tutti; per qualche motivo - mi sono persa - devono raggiungere la bottega di tal Melchiorre, e la parola d'ordine è «Alla parola luce, la luce risponde con la sua parola.»
Melchiorre li accoglie male, come tra parentesi si meritano, ovviamente è l'ennesimo vecchio Scrooge della faccenda, perché per Elena Cabiati gli uomini anziani sono tutti assolutamente come nei libri di Dickens; arriva un certo punto in cui l'iniziato Melchiorre dice: «Solo ora ti riconosco, giovane Galatea, e so che un giorno anche tu saprai cosa significa essere una Regina, anche tu inseguirai miraggi e stelle. Ti auguro che le stelle ti siano amiche, bambina, perché il tuo compito non sarà facile»... e io sto cambiando idea.
Forse lo spernacchiamento è d'obbligo. Siamo al sedicesimo capitolo di una cinquantina, non so se sono stata spiegata.

Un vecchio a caso del libro.
Basta così.
Non andrò di una pagina oltre.
Ribalto le premesse: La viaggiatrice di O è un'esperienza terribile.
Sinceramente, i ragazzi non si meritano di essere insultati in questo modo, perché il modo in cui viene presentata ogni situazione è un insulto all'intelligenza.
E ho lasciato fuori il duello alchemico/magico tra Gala e il figlio di Melchiorre.
Non ho capito esattamente se la Nord voleva fare concorrenza alla Salani (del suo stesso gruppo editoriale) con una parodia di Harry Potter, ma non fa ridere. Non fa ridere per niente.
La signora Elena Cabiati contribuisce a far credere che il fantasy sia materia da bambini, schiaffata come dice qualcuno "tra Geronimo Stilton e le Winx".

FUFFA E MENZOGNA.

LA NUOVA STELLA DEL FENTASI ITALIANO.

Punti salienti dell'intervista:
  • voleva un personaggio CARISMATICO;
  • ... forse in tutto questo ci sono anche i cartoni animati (forse);
  • i buoni (illuminati?) devono salvare salvare le opere d'arte dai cattivi (i Negromanti sono tutti Cleric del Tetragrammaton);
  • ho aspettato per tutto il tempo che uscissero Pinketts o Bossari da dietro il mobile ma sono stata delusa;
  • notare che si sta da sola eleggendo come erede di Dan Brown e (probabilmente) non lo sa;
  • mi è piaciuto il discorso sulla filosofia che trovo assolutamente fuori da ogni logica;
  • secondo l'autrice BENE E MALE NON SONO SUDDIVISI NETTAMENTE (menzogna);
  • ci sono una presunzione e una pretenziosità di fondo che mi fanno rimpiangere l'ingenuità fanciullesca del Ghirardi;
  • l'autoironia su Star Wars è una cosa terribile, considerato come nel suo libro tutti i personaggi ricalchino stereotipi e archetipi senza misura;
  • l'editor ha imposto: storia allungata, personaggi approfonditi, morte aggiunta... ma cosa c'era all'inizio? Gala nel Regno della Fantasia?
  • secondo l'autrice può essere letto da tutti quelli che amano il genere, ma aggiungo io solo coloro che hanno una conoscenza limitata del genere o sono sotto i sei anni di età;
  • notare che nessuna delle due, né intervistatrice né intervistata, dimostra di sapere qualcosa del genere fantasy. Arrivare a fraintendere l'intervento di Barbieri la dice lunghissima sulla faccenda (e ora mi spiego molte cose);
  • l'intervista è particolarmente vergognosa sul punto del fantasy, perché fa disinformazione davanti a degli Young Adult, che giustamente ignorano il nome di Nihal per poi rumoreggiare appena si nomina Martin;
  • l'immagine dei giapponesi tutti pervertiti per le ragazzine, "il classico giapponese un po' hotaku", è un discorso decisamente imbarazzante;
  • c'è una parola che esce dalle labbra di questa donna che non sia offensiva per qualcosa o qualcuno?
  • saprei io dove mandarla Gala, per direttissima, senza esitazioni;
  • "c'è un preconcetto verso il fantasy italiano". Chissà come mai. Forse per quello che dite nelle interviste? Provate ad ascoltare se gli autori di oltre oceano affermano cose simili, poi ne riparliamo;
  • il discorso su romance e pseudonimi l'ho voluto capire poco, e sono una a cui il genere non piace. Lascia trasparire che non sia un genere con una sua dignità, che sia necessariamente erotismo o peggio porno (50 sfumature etc) allo stato brado, con il tipico atteggiamento che gli intellettualoidi hanno per la narrativa fantastica. Bene così;
  • "molto spesso i fantasy sono epici". Cosa che penso si possa affermare solo leggendo letteratura straniera, perché il sottogenere High Fantasy in Italia è in via di estinzione a favore del dilagare dello Urban Fantasy;
  • i commenti mentono, signora Cabiati: si abitui e non si adagi. Si abitui al clima di benevolenza gratuita che accolse anche chi è caduto poi in disgrazia. Non è la prima e temo che non sarà l'ultima.
Disgustorama. Risate preregistrate. Oblio.

Hunger Games

Trailer!


Questo post sarà pieno di spoiler: se non avete letto/visto Hunger Games risparmiateveli.
E detto ciò...




Iniziamo.
Da Wikipedia italiana: Sottogenere avventura, fantasy.
What?
Riproviamo. Wikipedia inglese: Genre(s): Adventure, Dystopian, Science fiction,  Action.
Ancora non ci siamo.
Premetto che io non ho letto il libro; non l'ho letto perché è al presente. E io non riesco a leggere i libri al presente; senza soffermarsi sui miei problemi che se volessi un'analista avrei già venduto un rene, la notte scorsa ho avuto la bella idea di vedere il film, spinta dal fatto che mia sorella CyberDoll affermasse di averlo visto tre volte.
A mente fredda, avrebbe dovuto essere un deterrente.

Non c'è nessun fantasy, e non c'è nessuna science fiction. Magari nel prossimo libro ci sono i draghi (spoiler: nope) o i cyborg (spoiler: niet), ma per ora non ho visto assolutamente nulla che non possa svolgersi nel 2012 a Pryp'jat (a parte l'inutilissima mania di far sbucare roba nell'arena dopo una progettazione in campo virtuale. Così, senza motivo plausibile).
Trama:
Il romanzo è ambientato in un Nord America post apocalittico. Protagonista è la sedicenne Katniss Everdeen, che vive nella terra di Panem', divisa in Distretti e governata da un regime totalitario con sede a Capitol City. In seguito ad un passato tentativo di rivolta, ogni anno da ciascun distretto vengono scelti un ragazzo e una ragazza per partecipare agli Hunger Games, un combattimento mortale trasmesso in televisione. La Collins ha dichiarato che l'idea per Hunger Games è stata conseguenza di un momento di zapping televisivo e che il servizio di suo padre nella guerra del Vietnam l'ha aiutata a comprendere le emozioni derivanti dalla paura di perdere una persona amata.
Wiki dunque ci informa che sia un mondo post-apocalittico (evidentemente ero poco attenta: non me ne sono accorta), in cui dei ragazzi ogni anno vengono presi e gettati in un'arena come Tributi, e devono farsi fuori a vicenda.
Lol?
D'accordo, credo di aver colto la citazione. O forse no e in realtà Suzanne Collins non sa nemmeno cosa sia il Labirinto, ma sto divagando; il punto è che a me sembra una premessa del tutto assurda, perché nega le sue stesse intenzioni: viene fatto un reality show sulla cosa.
Ci sono dei precedenti a livello filmico, come Live!. Tuttavia, in Live! le vittime sono tutti volontari; ci sono precedenti storici, ma va ricordato che nelle arene venivano gettati i perseguitati, i martiri e comunque qualcuno per cui ci fosse un motivo, per quanto sbagliato o distorto, per mandarceli.
Prendere ventiquattro ragazzini innocenti e gettarli nella mischia dovrebbe far divertire chi? Non sono detenuti, non sono criminali o presunti tali, sono ragazzini, il che implica che ogni anno potrebbe toccare al figlio di chi sta guardando lo show semi-tranquillo. Anche ammettendo che lo show sia fatto solo per gli opulenti cittadini di Capitol City, val la pena rischiare una guerra servile? Trivia: avrebbero ottenuto qualcosa i romani facendo lottare nell'arena i nipotini di Spartaco?
Senza contare che i ragazzini vengano dai dodici distretti, TUTTI, ergo ci finiscono i figli dei ricchi come i figli dei poveri (a quanto ho dedotto, la povertà è direttamente proporzionale alla grandezza del numero. Ovviamente, i protagonisti vengono dalle baraccopoli).

Del resto, è palese che per evitare eventuali rivolte future la mossa giusta sia far fuori figli pescati a caso dalla gente, facendo accrescere tensione e terrore che accumulandosi anno dopo anno darà seguito all'inevitabile.

Guardare "Hunger  Games" è come guardare una puntata di Spongebob.
Senza Patrick, Bikini Bottom e Squiddy. Fate un po' voi.
La distopia è evidente, il science fiction no. Il fatto di per sé che ci siano delle telecamere in un bosco e delle api geneticamente modificate non ne fa un romanzo fantascientifico, così come non lo fanno i discutibili canoni estetici di certi personaggi.
La passività con cui viene accettato il tutto dai concorrenti è sconvolgente: non sono neanche drogati, come avveniva per i guerrieri vichinghi o i sacrifici precolombiani, sono perfettamente lucidi, e non dico che accettino il tutto con una scrollata di spalle ma poco ci manca. Inoltre tutto il baraccone di interviste, sfilate e quant'altro lo trovo quantomeno paradossale: non è che ai condannati a morte per iniezione letale si faccia il giorno prima lo speciale su Studio Aperto, o sì? Mi sono persa qualcosa? Vivere in America fa davvero sembrare tutto ciò comprensibile e accettabile? La mia sospensione di incredulità non la pensa così.

Apriamo la parentesi Peeta: davvero? Un nome così e una faccia del genere? Fottuti Maya.

Manifesto di propaganda pro-invasione aliena.
Il film viaggia sui binari del piuttosto noioso, dei deus ex machina frequenti (casualmente le api assassine, casualmente il  tizio che sbaglia mira e prende la ragazzina dietro di lei, casualmente il nero incazzato dopo ragazzina che canna due o tre regole dell'Evil Lord e le spiega cose per nessuna ragione in un momento in cui avrebbe dovuto invece sbrigarsi, casualmente Kathniss ha un culo che se vivesse in Italia avrebbe già trovato un posto fisso), di una storia d'amore che non ho capito perché ma se proprio si doveva era meglio farli partire già accoppiati senza sorbirsi la patetica scena di lei in vestito rosso che fa l'indipendent woman... sinceramente: non saprei che scena salvare.
Mi ha lasciato tutto piuttosto indifferente: anche l'inizio, quando Kathniss si offre per salvare la sorellina. La tenuta rosa-Umbridge (non ci credo che non ci avete pensato) ammazza qualsiasi empatia per il momento, rende tutto decisamente sopra le righe, farsesco e in buona dose anche ridicolo. Il suo entusiasmo per la faccenda, il fatto che nessuno faccia o dica niente, è tutto troppo oltre. Non è fantascienza, è quasi Ai confini della realtà.
Il maestro zen-perseguitato dai demoni è l'ennesimo cliché di un rosario tibetano piuttosto largo, e riesce addirittura a salvarli tutti e due, e non uno solo, calcando sulla loro presunta (e all'inizio pure falsa) storia d'amore.
Ma a chi importa?
Seriamente, guardiamoci nelle palle degli occhi: ventidue ragazzini sono morti male, di cui uno divorato da delle pantere uscite dal nulla, e la gente sta poi lì ad applaudire i due sopravvissuti innamorati? Suzanne Collins dimostra un disprezzo tale per l'umanità da farmi sentire il Mahatma Gandhi.

Il finale è assolutamente vergognoso. Durante il gioco, spinti al maestro zen, gli organizzatori acconsentono a proclamare che verranno indetti due vincitori, in questa edizione dei giochi, a patto che siano dello stesso distretto. Spingere sulla storia degli innamorati dovrebbe, secondo l'illuminato, sedare la rivolta scoppiata dopo l'uccisione della ragazzina più piccola, per motivi non logici per noi comuni mortali.
Quando però rimangono solo loro due, anziché dichiararli vincitori, l'omino dietro il microfono si rimangia la parola. Nel momento in cui i due innamorati , però, minacciano un atto Shakesperiano per ingestione di bacche velenose (...) l'omino interviene ancora, prima che possa perpetrarsi il suicidio. I due vengono fermati e l'organizzatore dei giochi cambia di nuovo idea per timore che non avere un vincitore avrebbe portato a... cosa?
Non riesco a immaginare conseguenze peggiori di quelle che, OVVIAMENTE, comporta piegarsi a un ricatto di questo tipo. L'omino dietro il microfono viene infatti invitato all'harakiri per ingestione di bacche, perché chi di bacca ferisce...

Peeta , Biancaneve e il fratello del Cacciatore
Non ho intenzione di leggere il libro, né quindi i due romanzi successivi dell'inevitabile trilogia, ma vi farà piacere che la storia prende questa piega:
La ragazza (che giocava con il) di fuoco
Dopo aver vinto la 74ª edizione degli Hunger Games, Katniss Everdeen e Peeta Mellark si trasferiscono nelle loro nuove abitazioni nel Villaggio dei Vincitori in Distretto 12, il distretto più povero di Panem. Il giorno stesso in cui Katniss e Peeta stanno per iniziare il Tour della Vittoria per i distretti, il presidente Snow le ordina di convincere gli abitanti di Panem che il suo gesto (di tentato suicidio, NdS) non era un segno di sfida nei confronti della capitale ma un atto di amore folle per Peeta.
La prima tappa del Tour della Vittoria è il Distretto 11, paese natale dell'amica e alleata di Katniss negli Hunger Games, Rue, prima che morisse. Durante la cerimonia, Katniss tiene un discorso ringraziando le famiglie dei tributi deceduti. Alla fine, un vecchio fischietta la melodia che Rue utilizzava per Katniss all'interno dell'arena.                                                                              Katniss viene portata via da Peeta, ma non prima che riesca a scorgere i Pacificatori sparare in testa al vecchio che aveva cominciato a fischiare. Katniss e Peeta proseguono il loro Tour per tutti i dodici distretti fino a Capitol City. Durante un'intervista, Peeta chiede la mano di Katniss pubblicamente alle telecamere, sperando così di risolvere la controversia tra Katniss e il presidente Snow. 
Nonostante questo, Katniss viene a sapere che i loro tentativi di sopprimere la ribellione nei distretti sono falliti. Ritiratasi nella foresta oltre la recinzione, Katniss incontra due fuggiaschi dal Distretto 8 che credono che il Distretto 13 non sia stato totalmente distrutto da Capitol City, teoria avanzata per via dello stesso filmato delle rovine che la televisione trasmette ogni volta. Più tardi viene annunciato che, per la 75ª edizione degli Hunger Games, 24 dei vincitori ancora in vita dei precedenti Hunger Games sono costretti a venire di nuovo sorteggiati e a ritornare nell'arena. Katniss capisce che verrà selezionata, essendo l'unica femmina vincitrice nel suo Distretto, ma decide di voler far vincere Peeta e fa promettere a Haymitch di proteggerlo a discapito della sua stessa vita.
Durante i Giochi, Katniss e Peeta si alleano con altri due vincitori: Finnick Odair, un ragazzo di 24 anni riuscito a sopravvivere nell'arena a soli 14 anni; e Mags, una donna di 81 anni, mentore di Finnick. Dopo la morte di Mags, Katniss, Peeta e Finnick uniscono le loro forze con quelle di Johanna Mason, una donna sarcastica e spesso crudele, e Beetee e Wiress, una coppia di anziani "eccezionalmente intelligenti" del Distretto 3. Wiress dimostra subito la sua genialità rivelando a Katniss che l'arena è strutturata come un orologio, in cui varie calamità si abbattono in una determinata zona dell'arena in un'ora precisa. Dopo che Wiress viene uccisa, il gruppo concorda assieme a Beetee un piano per fulminare gli avversari sulla spiaggia con del filo metallico collegato a un albero che attira i fulmini. Negli ultimi capitoli, Katniss riesce a dirigere il fulmine nel campo di forza che circonda l'arena, distruggendola. Perde i sensi, e quando si risveglia si ritrova a bordo di un hovercraft diretto al Distretto 13. Con lei sono Finnick, Beetee, Plutarch Heavensbee (Capo Stratega del 75° Hunger Games) e Haymitch, ma apprende che Peeta, Johanna e Enobaria sono stati catturati da Capitol City. Katniss viene informata del piano stabilito tra alcuni concorrenti che prevedeva di mantenere lei e Peeta in vita, in cui Beetee avrebbe dovuto distruggere il campo di forza così come aveva fatto lei. E viene a scoprire da Gale che il distretto 12 è stato distrutto.
Tutto ciò non mi fa minimamente cambiare idea. Governo e media sono retti da dei dementi che fanno cose a caso per contenere una palese guerra civile, cancellando distretti come i casati drow che si annientano dalla sera alla mattina, sorteggiando vecchine di ottant'anni quando di norma il tributo dovrebbe stare (sa Dio perché) tra i dodici e i diciotto anni, seguendo una struttura precisa per le trappole quando nel film si vede chiaramente che le usano a loro piacimento quando gira male, non voglio neanche sapere come facciano a essere vivi se hanno distrutto un fottuto campo di forza con energia elettrica.
Senza contare che non si sa come abbiano preso l'hovercraft con la consueta scusa dello svenimento. La proposta di matrimonio la voglio considerare una svista di chi ha scritto la pagina di Wikipedia, magari nel frattempo stava guardando un film con Jennifer Aniston.

... davvero, esiste qualcosa al mondo più umiliante di essere Peeta?
Parliamo di quelli che secondo Wikipedia sono i temi:
Uno dei temi principali del romanzo è la sopravvivenza.

Un altro dei temi è interdipendenza contro indipendenza. Katniss e Peeta possono essere entrambi considerati interdipendenti. Essi si aiutano l'un l'altro per sopravvivere, dando maggiore importanza alla vita dell'altro. Questo aumenta le possibilità di ognuno di venire uccisi.

Il controllo governativo è un altro dei temi principali della serie. Dopo la sconfitta di un precedente tentativo di ribellione, Capitol City impone ai suoi cittadini di sottostare a regole restrittive. Ad esempio, la 75ª edizione annuale degli Hunger Games obbliga Katniss e Peeta di ritornare nuovamente a combattersi. Vengono mandati nuovi Pacificatori nei vari distretti così da reprimere ogni fervore rivoluzionario da parte degli abitanti. Altri temi presenti nel libro includono moralità, obbedienza, sacrificio, redenzione, amore e legge.
Il mondo è sicuramente in mano a dei moderni Machiavelli, che non solo rendono ancora più invivibile la situazione in periferia credendo di essere all'epoca dei Conquistadores o dei servi della gleba, ma in più ora gettano nel circo massimo bambini e vecchiette. Senza contare che, come si vede perfettamente dalla sala addestramento in cui si dimostrano più o meno tutti dei baby-ninja, stanno crescendo una società di bambini-soldato che si preparano in previsione dei giochi. Non è assolutamente geniale?

Quasi quanto rigettare Katniss a forza nei giochi, quando poteva essere facilmente fatta fuori o fatta sparire dietro le quinte, se davvero veniva considerata un focolaio di rivolta con le gambe.

E infine:
Gli Hunger Games sono finiti, ma la lotta alla sopravvivenza non lo è ancora.
La protagonista, Katniss, sarà condotta nel cuore del misterioso distretto 13. Gli abitanti di questo mondo sotterraneo non sono liberi come si aspettava: rigide regole governano la civiltà del mondo di sotto tanto che le lancette dell’orologio scandiscono i vari momenti della giornata. Compito dei suoi abitanti è aderire il più possibile agli orari prestabiliti, senza ritardare di un minuto. Gale è ormai cresciuto, non è più l’innocente ragazzino che Katniss conosceva. Peeta è nelle mani del presidente Snow, e Katniss farà di tutto per riaverlo, anche se sarà più difficile del previsto. La guerra ormai prossima è l’unica speranza per la libertà degli abitanti del distretto, ma allo stesso tempo è anche la loro paura più grande (avrei detto che fosse sacrificare i propri primogeniti per assolutamente nessun motivo, NdS). 
Katniss vive nel distretto 13 con la madre, la sorella Prim e Gale insieme a circa ottocento abitanti del 12 messi in salvo grazie a Gale. Il distretto li accoglie, offre loro cure e intanto agli alti livelli, la presidente Coin, Haymitch, Plutarch, Gale e talvolta anche Finnick e Katniss, architettano il modo per penetrare Capitol City e stimolare la rivoluzione. Intanto Peeta, costretto dal governatore Snow, compare in più apparizioni televisive chiedendo un cessate il fuoco evidentemente non accolto, perché di tutta risposta i ribelli grazie alla collaborazione di Beetee e Katniss che intanto ha accettato il ruolo di 'Ghiandaia Imitatrice' preparano anch'essi degli stacchi in TV presentando la rivolta e le azioni che compieranno. Quando i ribelli formeranno una squadra speciale che andrà a recuperare Peeta, Johanna Mason e Annie Cresta al ritorno ci sarà una spiacevole sorpresa: Peeta ha subito una sorta di lavaggio del cervello, il "Depistaggio", e vede Katniss come una nemica da eliminare, così come Johanna è diventata fragile e terrorizzata dall'acqua e Annie ha perso quel poco di lucidità rimastale. 
La guerra si avvicina e una delle squadre sarà composta proprio da Katniss, Gale, Finnick, Boggs (comandante della squadra) e la troupe televisiva del 13 al completo che segue gli avventurieri in tutte le loro mosse, talvolta aiutandoli e trasmettendo le notizie nella rete nazionale già boicottata da Beetee in precedenza. Di sorpresa lo stesso Peeta arriva a rinforzare la squadra ma viene ancora costantemente vigilato dai compagni a causa della sua recente instabilità mentale. Per tutta la sua convalescenza, dalla guerra sino ad ora, il giovane Peeta veniva aiutato dai compagni e medici che gli avevano proposto il gioco del 'Vero - Falso': lui faceva una domanda, e i compagni o i medici rispondendo 'vero' o 'falso' gli avrebbero permesso di riordinare le informazioni nel suo cervello. 
La guerra volge al termine, e si conclude con un violento scontro in cui restano coinvolti numerosi bambini profughi di Capitol City e la giovane Prim che era venuta con i medici per aiutare la gente di Capitol City. Il giorno in cui Snow sarà giustiziato, Katniss uccide la presidente Coin ritenendola direttamente responsabile della morte della giovane sorellina, infatti lo stesso Snow le aveva rivelato la sua implicazione nel bombardamento in cui era morta sua sorella. Morti entrambi i presidenti il tribunale del nuovo governo nomina una nuova presidente e giudica Katniss incapace e instabile mentalmente, senza pene più gravi: di fatti è stata lei l'onda che ha consentito a tutta Panem di ribellarsi dell'oppressione dell'ormai caduto governo Snow. 
La madre di Katniss accetterà di lavorare ripiegando il suo dolore per la morte della figlia come medico in un ospedale del distretto 4. Gale ottiene un prestigioso lavoro nel distretto 2 e questo lo allontana dalla scontrosa Katniss, decretando de facto la fine della loro amicizia. Katniss e Haymitch tornano al 12 in fase di riassettamento e trascorrono mesi vuoti e colmi di sofferenze. Il ritorno di Peeta che interra delle piante di 'Primrose' (Primule) nel giardinetto delle case dei vincitori dove Haymitch e Katniss risiedono fa tornare alla ragazza la voglia di vivere e continuare a sperare.
Quando finalmente Katniss si riprende e incomincia a tornare alla vita, si scopre inevitabilmente innamorata del ragazzo del pane, l'unico in grado di portare speranza e felicità nella sua vita. Quando Peeta, sulla base della sua terapia chiede a Katniss se è reale il suo amore per lui, la ragazza risponde "Vero".
Il libro si chiude con una scena di Peeta e Katniss, che evidentemente sposati, a una ventina di anni di distanza osservano due bambini di cui una bimba dai capelli scuri e occhi azzurri, un bimbo dai boccoli biondi e gli occhi grigi, i loro figli. I due innamorati, vincitori, superstiti di due edizioni degli Hunger Games, della guerra che finalmente ha riappacificato Panem decidono allora di scrivere un libro da tramandare ai posteri raccontando delle gravi perdite di vite subite e dell'atrocità che sino a quel momento erano stati costretti a vivere con gli Hunger Games, della povertà dei distretti e finalmente della sofferta pace. Risentono ancora degli shock sofferti durante la guerra, ma sembrano felici poiché sono assieme.
Non so neanche da dove iniziare.
Qui è chiara la deriva romance presa dal tutto, tanto che lei rimane distrutta dalla morte della sorellina ma ricordiamoci bene che nel finale del primo romanzo era pronta a suicidarsi; il "ragazzo del pane" che pianta i fiori, il finale alla Baggins, loro che vengono seguiti ovunque dalle tv senza che vengano mai sgamati dal nemico, non lo so davvero.
Sono pronta a credere che l'autrice volesse farci la morale sui reality show, per quanto sarebbe come dire che un qualsiasi libro fantasy condanna la guerra del Vietnam perché parla di guerra. La critica sociale è un valore aggiunto che non ho mai apprezzato particolarmente, le bambole vengono fabbricate così.
Fortunatamente non abbiamo un secondo fenomeno Twilight, Hunger Games ha avuto meno fortuna (Peeta non è Pattinson), non voglio fare confronti né a livello filmico né letterario tra le due cose, dico solo che c'è stato meno seguito da che mi è parso di vedere in giro. Che abbia una certa presa sul pubblico femminile, comunque, è indubbio. Le prove sono nei commenti alle recensioni di seguito.
Direi che basti.
Per quanto riguarda il film, io sono su questa linea di pensiero. Poi fate un po' voi.

Perché?

Hunger Games vs Battle Royale
Davvero è un paragone campato in aria? Vediamo.

Somiglianze:

  • Repubblica della Grande Asia, stato totalitario geograficamente localizzato nel Giappone della realtà;
  • BR act: legge per cui ogni anno viene scelta tramite sorteggio una classe di terza media per partecipare al cosiddetto Programma;
  • il gioco consiste in una lotta all'ultimo sangue in cui i partecipanti devono uccidersi a vicenda in un luogo scelto appositamente dal governo, precedentemente evacuato;
  • ai partecipanti è fornita un'arma con criteri assolutamente casuali in modo da uniformare, affidandole completamente al caso, le possibilità di sopravvivenza;
  • l'obiettivo è che rimanga un solo superstite, l'unico che potrà fare ritorno a casa;
  • si delineano fra gli studenti due diversi approcci alla situazione: quelli che si rifiutano di partecipare al gioco, e cercano il modo di ribellarsi al governo, e quelli che accettano di combattere.
Differenze:

  • per costringerli a partecipare, tra i vari espedienti c'è un collare che fornisce al centro di controllo la posizione degli studenti e che esplode in caso di fuga o di ammutinamento;
  • i "ribelli" formano diversi gruppi ed attuano diverse strategie per porre termine al gioco;
  • ai ragazzi vengono fornite anche armi da fuoco;
  • non c'è nessun reality;
  • il tutto ha lo scopo di rafforzare l'obbedienza dei giovani nell'ambito educativo, non di soggiogare-sottomettere le masse prevenendo rivolte;
  • nessuno si traveste da roccia.
Peeta or it didn't happen.
Di Battle Royale esistono sia un romanzo, che un manga, che ben due film.
Nel secondo film si parla di rivolte e i ribelli utilizzano, se non sbaglio, proprio il mezzo televisivo per diffondere il tutto. Imho, le somiglianze schiacciano le differenze (che mi fanno preferire Battle Royale allo Young Adult di Suzanne Collins. Chi dice che tra i due non esistano somiglianze di fondo mente).